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Dal trash al Monnezza - I puntata

Dal trash al “Monnezza” – I puntata


Con questo articolo iniziamo un breve viaggio nel mondo del cinema trash. Partiremo dall' identificazione dei diversi generi, parleremo di un film che sta girando Claudio Amendola e finiremo spiegando perchè non è propriamente corretto definire "er Monnezza" il grande Thomas Milian. Il nostro obiettivo, quindi, è sfatare un luogo comune.

Stampate queste pagine, sedetevi comodi in poltrona e preparatevi ad una (non esaustiva) full immersion nella cinematografia cult degli anni '70-'80, un mondo tutto da (ri)scoprire.

Da qualche mese sembra essere scoppiata nuovamente la trash-mania. Dopo anni di ingiusta discriminazione, i film italiani di seconda categoria sembrano tornare in auge e rivivono – oggi – un periodo di grossa fortuna.
Lo sdoganamento dei cosìdetti B-movies, sebbene non mi piaccia troppo il termine, è stato favorito anche dalle case di produzione che, saggiamente, hanno deciso di riproporre alcuni lavori in formato DVD.
Per gli appassionati da sempre non può che essere una buona occasione per sostuire le vecchie e rovinate VHS con gli eterni CD-Rom; per i trasher dell'ultima ora, invece, è il pretesto per avvicinarsi ad un cinema ancora sconosciuto, lasciato in disparte come qualcosa di cui vergognarsi.

Ecco allora spiegate le riapparizioni in video di Alvaro Vitali (che in un precedente articolo, in tempi non sospetti, avevo dato per disperso) e l'inserimento del personaggio "er Monnezza" nell'enciclopedia Treccani.
Finalmente ci si è accorti che i B-movies hanno ancora molto da dire e sono qualcosa di più di semplici lungometraggi appartenenti ad un' epoca buia del nostro cinema.
Per esprimere un giudizio equo ed onesto bisogna rivederli, analizzarli, comprenderli in ogni loro aspetto; solo con un attento studio si comprenderà che quelle stesse pellicole – denigrate e disprezzate – altro non sono se non lo specchio di una società italiana alla ricerca della propria identità.

Anche se non so bene cosa cazzo voglia dire la frase qui sopra spero di aver reso l'idea.

Io, come voi, sono figlio di quelle stesse generazioni che andavano al cinema per vedere l'ultimo film di Alvaro Vitali o facevano la fila per un autografo di Maurizio Merli. In quegli anni non c'erano i programmi della De Filippi, non esistevano i reality e le pay-tv dovevano ancora nascere.
Per svagarsi c'erano solo i film di seconda categoria, quelli pieni di sparatorie, di violenza ma anche di parolacce e scene erotico-grottesche.

Continuo a sostenere che per comprendere il presente e preparsi meglio al futuro è necessario studiare il passato. Quindi non possiamo e non dobbiamo dimenticare "ciò che è stato" e, signori miei, i B-movies fanno parte della nostra tradizione, che lo vogliate o no.

Gli studiosi lo definirebbero "revisionismo storico". E di storia stiamo parlando.

Per comprendere appieno l'argomento è d'uopo abbozzare uno schema che suddivida nettamente il genere cinematografico di cui stiamo parlando.
A grandi linee, in relazione al decennio d'appartenenza, possiamo distinguere due differenti filoni: il poliziesco e la commedia, entrambi caratterizziati dall'aggettivo "all'italiana".
I primi vengono anche chiamati "poliziotteschi", a sottolineare – ancora una volta – la loro appartenenza ad una categoria di secondo livello.

Gli anni '70 sono quelli delle rapine e delle bombe, degli attentati neofascisti e del terrorismo rosso; dalla strage di Piazza Fontana al sequestro Moro, l'Italia si ritrova a vivere un lungo periodo di violenza.
Durante gli anni di piombo il paese ha bisogno di fiducia, di riscattarsi, di credere in un futuro meno buio. Il cinema si orienterà proprio in questo senso e darà vita ad una lunga serie di produzioni in cui le forze del bene vincono (quasi) sempre sul male.
Nasce il mito dei commissari di ferro che, spesso infrangendo le regole, combattono da soli una guerra contro i criminali ma anche contro il Sistema.
Sparatorie sanguinose, avventurosi inseguimenti in piena città, pugni e risse sono gli elementi che caratterizzano i B-movies polizieschi.
Molti i dialoghi forti, diverse le espressioni volgari e le parolacce; i set prediletti dai registi sono le grandi metropoli come Milano e Roma ma anche Napoli e Genova.

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Commenti totali: 1


  1. Er monnezza è un modo di dire tipicamente romano, che trascende sicuramente dal personaggio del commissario Nico Gilardi.
    Quando ancora andavo alle scuole medie, lessi sul Messaggero di Roma di un "senza dimora" che era morto di freddo alla stazione Trastevere.
    La cosa mi lasciò perplesso, e me la ricordo ancora oggi benissimo a distanza di circa 30 anni, perché io conoscevo Mario detto er monnezza, dato che a quei tempi essendo appassionato di treni, frequentavo molto la stazione Trastevere, che era vicina alla casa dove abitavo allora.

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