Lorenzone.it - versione per la stampa

Dal trash al Monnezza - I puntata

Dal trash al “Monnezza” – I puntata

Elucubrato da saibal il 5 febbraio 2005 alle 06:26 nella categoria Trash e dintorni

Con questo articolo iniziamo un breve viaggio nel mondo del cinema trash. Partiremo dall' identificazione dei diversi generi, parleremo di un film che sta girando Claudio Amendola e finiremo spiegando perchè non è propriamente corretto definire "er Monnezza" il grande Thomas Milian. Il nostro obiettivo, quindi, è sfatare un luogo comune.

Stampate queste pagine, sedetevi comodi in poltrona e preparatevi ad una (non esaustiva) full immersion nella cinematografia cult degli anni '70-'80, un mondo tutto da (ri)scoprire.

Da qualche mese sembra essere scoppiata nuovamente la trash-mania. Dopo anni di ingiusta discriminazione, i film italiani di seconda categoria sembrano tornare in auge e rivivono – oggi – un periodo di grossa fortuna.
Lo sdoganamento dei cosìdetti B-movies, sebbene non mi piaccia troppo il termine, è stato favorito anche dalle case di produzione che, saggiamente, hanno deciso di riproporre alcuni lavori in formato DVD.
Per gli appassionati da sempre non può che essere una buona occasione per sostuire le vecchie e rovinate VHS con gli eterni CD-Rom; per i trasher dell'ultima ora, invece, è il pretesto per avvicinarsi ad un cinema ancora sconosciuto, lasciato in disparte come qualcosa di cui vergognarsi.

Ecco allora spiegate le riapparizioni in video di Alvaro Vitali (che in un precedente articolo [1], in tempi non sospetti, avevo dato per disperso) e l'inserimento del personaggio "er Monnezza" nell'enciclopedia Treccani.
Finalmente ci si è accorti che i B-movies hanno ancora molto da dire e sono qualcosa di più di semplici lungometraggi appartenenti ad un' epoca buia del nostro cinema.
Per esprimere un giudizio equo ed onesto bisogna rivederli, analizzarli, comprenderli in ogni loro aspetto; solo con un attento studio si comprenderà che quelle stesse pellicole – denigrate e disprezzate – altro non sono se non lo specchio di una società italiana alla ricerca della propria identità.

Anche se non so bene cosa cazzo voglia dire la frase qui sopra spero di aver reso l'idea.

Io, come voi, sono figlio di quelle stesse generazioni che andavano al cinema per vedere l'ultimo film di Alvaro Vitali o facevano la fila per un autografo di Maurizio Merli. In quegli anni non c'erano i programmi della De Filippi, non esistevano i reality e le pay-tv dovevano ancora nascere.
Per svagarsi c'erano solo i film di seconda categoria, quelli pieni di sparatorie, di violenza ma anche di parolacce e scene erotico-grottesche.

Continuo a sostenere che per comprendere il presente e preparsi meglio al futuro è necessario studiare il passato. Quindi non possiamo e non dobbiamo dimenticare "ciò che è stato" e, signori miei, i B-movies fanno parte della nostra tradizione, che lo vogliate o no.

Gli studiosi lo definirebbero "revisionismo storico". E di storia stiamo parlando.

Per comprendere appieno l'argomento è d'uopo abbozzare uno schema che suddivida nettamente il genere cinematografico di cui stiamo parlando.
A grandi linee, in relazione al decennio d'appartenenza, possiamo distinguere due differenti filoni: il poliziesco e la commedia, entrambi caratterizziati dall'aggettivo "all'italiana".
I primi vengono anche chiamati "poliziotteschi", a sottolineare – ancora una volta – la loro appartenenza ad una categoria di secondo livello.

Gli anni '70 sono quelli delle rapine e delle bombe, degli attentati neofascisti e del terrorismo rosso; dalla strage di Piazza Fontana al sequestro Moro, l'Italia si ritrova a vivere un lungo periodo di violenza.
Durante gli anni di piombo il paese ha bisogno di fiducia, di riscattarsi, di credere in un futuro meno buio. Il cinema si orienterà proprio in questo senso e darà vita ad una lunga serie di produzioni in cui le forze del bene vincono (quasi) sempre sul male.
Nasce il mito dei commissari di ferro che, spesso infrangendo le regole, combattono da soli una guerra contro i criminali ma anche contro il Sistema.
Sparatorie sanguinose, avventurosi inseguimenti in piena città, pugni e risse sono gli elementi che caratterizzano i B-movies polizieschi.
Molti i dialoghi forti, diverse le espressioni volgari e le parolacce; i set prediletti dai registi sono le grandi metropoli come Milano e Roma ma anche Napoli e Genova.

Il maggior esponente di questo genere è – senza ombra di dubbio – Maurizio Merli che, scomparso prematuramente all'età di 49 anni, ha lasciato un vuoto nel cuore dei suoi ammiratori.
Anche lo stesso Thomas Milian, successivamente reso famoso da un modello di cinema "più leggero" ma derivato da questo, è stato un personaggio di primo piano. Da non dimenticare poi Luc merenda, Pino Colizzi, Henry Silva e molti altri.
Quando si parla Maurizio Merli non si possono non citare i due più famosi registi del genere: Stelvio Massi ed Umberto Lenzi. Dalle loro menti sono usciti capolavori come "Roma a mano armata", "Napoli violenta", "Il Cinico l'infame il violento".

Il fatto che ha classificato Maurizio Merli – ingiustamente – un attore di seconda categoria è l'essere rimasto intrappolato, come spesso accade, nel proprio personaggio. È vero che ha interpretato perlopiù film polizieschi ma c'è da considerare che in quegli anni il cinema italiano richiedeva esclusivamente questi ruoli e lo stesso pubblico amava alla follia il genere.
Basti pensare che alla prima di "Napoli violenta", a Napoli in piena estate, fu necessario mettere le transenne davanti al cinema per contenere tutta la folla accorsa per assistere allo spettacolo; "Roma a mano armata", nei giorni di programmazione, incassò qualcosa come 2 miliardi delle vecchie lire. Facendo i calcoli sull'inflazione non so a quanti euro corrisponderebbe oggi… ma credo tanti.

Ciò che rende speciale queste pellicole è l'intero background di informazioni e tradizioni trasmesse allo spettatore. Un B-movies, infatti, non è un semplice film ma va visto quasi fosse un album dei ricordi, immergendosi totalmente nell'atmosfera di quegli anni, musiche comprese.
Solo in questo modo ci si accorgerà dei tanti particolari che descrivono l'Italia di un tempo: i vecchi cassonetti di ferro color argento, gli autobus verdi e i taxi gialli, le Citroen DS "squalo" e le Alfa Romeo Giulia, le pubblicità di una volta (conosciutissima l'acqua Pejo e il Punt e Mes).
Per non parlare poi delle colonne sonore: veri capolavori di jazz-funk orchestrale che vedono in Franco Micalizzi il suo maggior interprete; da non dimenticare neanche Bruno Canfora.
E se pensate che lo stesso discorso potrà essere fatto con i film di oggi, vi sbagliate; il cinema odierno tende ad essere meno "specifico" e più "universale", sicuramente meno "provinciale" e più "globale".
Ok… anche questa è una frase del cazzo ma spero riuscirete a coglierne il senso.

Concludo questo primo articolo citando due link da non perdere. Se volete farvi una cultura sul mondo cinematografico degli anni '70/'80 divoratevi Pollanetsquad.it [2]. Se invece volete incontrare altri appassionati come voi vi consiglio Gentedirispetto.com [3]
Nella prossima puntata analizzeremo brevemente la commedia anni '80.

Saibal "trashissimo" Forti


Link in questa pagina:

[1] precedente articolo: http://www.lorenzone.it/news/viewart.php?idart=333

[2] Pollanetsquad.it: http://www.pollanetsquad.it/

[3] Gentedirispetto.com: http://www.gentedirispetto.com/forum/