Elucubrato da saibal
Addì 31 Luglio 2004
4.2 – Chattare come esperimento
L’ uso di Internet è abituale per le attività di ricerca delle informazioni e per l’ invio di posta elettronica: il 90,3% degli utenti di Internet naviga tra i siti alla ricerca di informazioni e il 60,8% dichiara di aver inviato o ricevuto una e-mail nell’ ultima settimana. Meno frequenti sono le attività di prenotazione, acquisto e transazione on line e di pubblicazione su web. In queste due ultime attività è riscontrabile un particolare impegno di categorie in maggioranza lontane dall’ uso di Internet: ciò significa che chi, con basso titolo di studio ed età elevata, fa uso di Internet è molto motivato e qualificato.
Andando ancora più a fondo si può notare come Internet sia lo strumento che, forse più di ogni altro, segna veramente la differenza tra uso giovanile e adulto dei mezzi di comunicazione. Si connette ad Internet più o meno frequentemente il 58,7% dei giovani, un dato che corrisponde all’ incirca al triplo di quanto accade tra gli adulti.
E tra i giovani ben il 32% dei naviganti utilizza Internet principalmente per chattare e scambiare messaggi in tempo reale. Si può capire chiaramente, quindi, quanto sia vasto e popolato il mondo delle chat.
Per molti ragazzi di oggi, “chattare” è diventato un modo divertente per fare nuove conoscenze, per parlare di sé, per dar sfogo alla propria emotività e alle proprie aspirazioni.
Se ci si collega a una chat di quelle più frequentate, i messaggi dei giovanissimi sono un’ enormità: si parla di tutto ma, e soprattutto, di amore. Sì, perché uno dei motivi prioritari per chi utilizza una chat è “rimorchiare“, almeno virtualmente, visto che nella realtà spesso e volentieri molti ragazzi sarebbero terribilmente imbarazzati e non oserebbero mai abbordare qualcuno che è dell’ altro sesso. Così i partecipanti si avvicinano tra loro usando messaggi spiritosi ma anche romantici, a volte persino osé.
Sempre da una ricerca del Censis, risulta infatti che le chat vengono utilizzate principalmente, e non solo dai giovani, per due scopi: fare amicizia e ricerca di amore/sesso.
La chat, quindi, è essenzialmente un mondo di relazioni interpersonali; un mondo e un campo che differiscono da quelli a cui siamo abituati a pensare secondo la nostra esperienza “tradizionale“, per il fatto di non implicare e richiedere nessuna prossimità o contiguità geografica, nessuna specifica corporeità fisica: nient’ altro, insomma, che l’ intenzionalità o l’ investimento di un incontro o di una frequentazione.
Agli adolescenti le chat possono fornire lo spazio per vivere quella condizione che lo psicanalista Erik Erikson ha definito “moratoria psicosociale”22, ossia un periodo di interazione intensa con la gente e con le idee, di amicizie appassionate e di sperimentazione di esperienze, ruoli e identità diverse, senza tuttavia impegnarsi in scelte definitive e vincolanti.
La moratoria adolescenziale facilita lo sviluppo del Sé, del senso personale di quello che dà significato alla vita. Nel mondo reale, però, non esiste mai una moratoria completa e la sperimentazione può comportare dei rischi anche rilevanti: la guida spericolata può portare alla morte dei ragazzi, l’ uso della droga ha conseguenze devastanti, il sesso senza precauzioni può portare alla gravidanza adolescenziale o all’ Aids.
Le comunità virtuali sembrano invece offrire una moratoria non rischiosa: negli spazi della Rete un giovane può osare di più; può giocare con i ruoli e i sentimenti; può indossare maschere diverse per mettersi alla prova, vedere l’ effetto che fa; può approfondire la conoscenza di sé e degli altri, invertire i ruoli, mettere in campo più alter-ego contemporaneamente.
Insomma, i ragazzi hanno oggi a disposizione un nuovo palcoscenico su cui muoversi negli anni della “sospensione“ adolescenziale. Unico rischio: che vi ci si installino al punto da non volerne più riemergere, confondendo ciò che è reale con il virtuale e viceversa.
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