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Uscita a quattro

Uscita a quattro


I chilometri passano come niente; attraversi paesini di cui non conoscevi neanche il nome. La strada è di quelle belle: pochi rettilinei, curve ad S, dislivelli frequenti, non troppe macchine.

Ogni tanto, quando allenti la sana tensione che ti accompagna mentre guidi, abbassi il ritmo, scali qualche marcia, scendi di velocità e giri anche la testa per guardarti intorno.
Stai bene, molto bene. Per un po' ti dimentichi che domani devi studiare, lavorare, pagare il bollo, pensare a fare la spesa… chissenefrega, ci penserai questa sera quando torni.

Fa fresco ma sei coperto, hai voglia di continuare. Fai passare il tuo amico davanti, tanto per cambiare il passo.

Lo vedi, davanti a te, mentre ti apre la strada e piega facendoti vedere le curve. L'unico rumore che senti, oltre al motore, è il vento che fischia forte. Per il resto c'è solo silenzio.
E certe volte parli anche da solo, nel casco, quando vedi qualcosa che vorresti raccontare ma che nessuno, in quel momento, può sentire.

Cosa vedi? Una strada deserta, delle case isolate – di quelle che ti chiedi perchè la gente ha scelto di abitarci – delle valli e dei campi seminati. Tanti alberi, verde, pascoli di mucche e pecore che non sai mai chi ce l'ha portate. Basta.

Il sole è ancora alto. Non scalda tanto ma ti dà una luce perfetta per guidare. Sembra tutto più colorato del solito; quasi non sei abituato a quella lucentezza, sempre in città è ovvio.

Ti concentri di nuovo sulla strada. Solo dopo averlo fatto, ti accorgi di aver percorso un tratto di strada fantastico. Talmente bello che tutti e due avete avuto la stessa idea: tornare indietro per rifarlo e gustarselo fino in fondo.

Ok! Metti la prima, questa volta con la consapevolezza del tragitto che stai per fare.
Seconda, curva ad S in discesa, lanci la terza, la quarta, scali di nuovo, il contagiri fa su e giù come sulle giostre, le frenate sono potenti ma mai al limite, non vai oltre la quinta ma ti stai divertendo da matti. Ti sposti sulla sella come una trottola. Non fai in tempo a gustarti la curva appena passata che un'altra ancora più bella è lì che ti aspetta.

Prima sei in discesa, poi in salita, ancora giù. Tre, quattro dislivelli almeno, il tutto circondato da un piccolo bosco che filtra la luce del sole. Raro trovare una strada così bella.

Dopo circa 4 Km arrivi su un ponte. Intorno a te acqua, tanta acqua e nient'altro. Nessuna macchina, nessun passante. È l'ora di fare una sosta.
Da un cartello blu, scolorito e arrugginito, capisci che quello è il Tevere. Una volta era biondo, adesso è verde scuro.

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Ti fermi e, per riflesso, parcheggi sul ciglio della strada ma in cuor tuo sai che potresti benissimo parcheggiare in mezzo alla carreggiata che tanto di lì non passerà nessuno per chissà quanto tempo.
Non guardi l'ora perchè non hai portato con te l'orologio, il tempo non deve essere controllato in questi momenti. Il cellulare ce l'hai ma è rigorosamente spento… serve solo in caso di emergenze.

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Ti levi il casco e pensi di avere del cotone nelle orecchie: non senti nulla. Ma non sei diventato sordo, è che non c'è niente di rumoroso da sentire. Qualche attimo dopo ti accorgi degli uccelli che cantano e di qualche altro animale che non conosci… ma altro non c'è.

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La prima cosa che fai è sorridere al tuo amico perchè ti sei divertito. Lui fa la stessa cosa. Adesso si può parlare.

Analizzi il percorso fatto, descrivi i passaggi più interessanti, accenni ai piccoli rischi corsi, fai commenti sulla tua e sulla sua moto. Parli dello stile di guida di entrambi e ti atteggi a tecnico anche se tecnico non sei. Ma chissenefrega… tanto non c'è nessuno che può sentire. Va bene così.

Ti fumi una sigaretta e scatti qualche foto nella vana speranza di racchiudere in un'immagine tutto il divertimento vissuto. Non servirà ma potrai comunque "farlo vedere agli altri".

Per curiosità controlli il TRIP della strumentazione e ti accorgi di aver fatto 95 Km di stradine tutte curve. Sono ancora pochi. Non conta la lunghezza del tragitto percorso, ma la voglia di continuare. E la voglia è ancora alta, così come il sole.

Si riparte. Ci vuole qualche minuto per ritrovare con la moto quel feeling che avevi prima di fermarti.

Può sembrare strano ma dopo un po' che ci sei sopra, lei, la senti diversa. Non la stai semplicemente guidando, la controlli completamente.
Lei sembra assecondarti e va esattemente dove decidi tu. Ma mai darle troppa confidenza… non farla mai pensare da sola. Quella è la volta che decide di abbandonarti nel mezzo di una S, di quelle che ti piacevano. E poi diventa inutile incazzarsi, hai sbagliato punto e basta.

La strada continua a scorrere. Alcuni rettilinei, tantissime curve… tutto come prima ma mai un percorso simile ad un altro. C'è sempre qualcosa di particolare: un paesaggio, un cambiamento di pendenza, una curva più stretta di un'altra.
Solo una cosa rimane invariata ed è giusto che sia così: le marce che fanno su e giù, i regimi del motore che salgono e che scendono, il rumore dei pistoni che ti fanno sentire sul tetto del mondo.

Il sole inizia a scendere, e inizia a salire un po' di stanchezza. La guida è stata impegnativa perchè non conoscevi la strada e gli occhi dovevano essere sempre ben aperti.

Ultima sosta prima di tornare indietro. Questa volta ci trattiamo da signori: un bel caffè, in un paesino di cui non ricorderò mai il nome, è il lusso maggiore che puoi concederti.

Il viaggio di ritorno è altrettanto divertente ma ben diverso. Sai che la città si sta avvicinando, il verde piano piano scompare e il traffico aumenta. Ben presto dovrai fare i conti con chi ti stringe a sinistra, chi ti taglia la strada perchè non ti ha visto, con i semafori che oltre la seconda non ti fanno mai andare. E inizi a sentire anche un dolore alla mano sinistra, quella della frizione. Le tante cambiate e il freddo hanno intirizzito le falangi. Anche la fame si fa sentire.

C'è ancora il tempo per una lavata al self-service; lo sporco accumulato da settimane si fa vedere chiaramente, adesso. Per non parlare delle decine di insetti a cui hai stroncato la vita con il tuo passaggio.

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Torni a casa che è ormai buio. Controlli l'ora e ti accorgi che, forse, Einstein aveva proprio ragione: il tempo è veramente relativo.
Quando ti annoi le lancette sembrano inchiodate ma quando ti diverti le ore volano via.

Sono le 18.30 e hai fatto 200 e passa chilomentri. Riaccendi il cellulare, qualche messaggio in arrivo, tornano prepotentemente a farsi sentire i pensieri quotidiani.

Una bella domenica invernale è andata ma tu già pensi alla prossima che verrà.

Saibal "daje de gas" Forti

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Commenti totali: 10

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  1. Ammetto che non condivido del tutto quel che dici su Carlo Talamo -che non amavo particolarmente, ma è un'altra storia- complimenti per quel che hai scritto.

    Un lampeggio

  2. non si vedono le foto ma il codice html. Il resto spettacolo saibal

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