Elucubrato da saibal
Addì 31 Luglio 2004
4.2 – Chattare come esperimento
“Chattare“ non è altro che usare Internet per dialogare.
La fase più difficile – sul piano psicologico – è l’ inizio, il trovarsi cioè catapultati in un mondo dove l’ interazione sociale si fonda su presupposti e modalità molto diversi da quelli che si usano dal vivo.
Nel mondo reale abbiamo molti modi di definire la nostra identità, in chat il modo migliore per cambiare identità è darsi un soprannome con cui si può rivelare l’ interesse per un argomento, l’ appartenenza a un gruppo specifico attraverso i propri gusti musicali, letterari o altro.
La caratteristica fondamentale è che la comunicazione avviene con testi scritti, il che influenza il contenuto del messaggio che tende, quindi, a essere più semplice anche se può lasciare spazio a diverse interpretazioni data la mancanza di un “tono“ imposto con la voce o con l’ espressione facciale. Questa maggiore semplicità e naturalezza del linguaggio può portare, insiema alla possibilità dell’ anonimato, ad una maggiore sincerità: nonostante lo pseudonimo, i partecipanti finiscono infatti, molto spesso, per mettere a nudo i propri sentimenti, il proprio carattere e per far conoscere rapidamente agli altri il proprio stile di vita, i desideri più intimi, i problemi quotidiani.
Sebbene tutto questo possa avvenire anche in un forum, le chat sono più adatte a discorsi di questo tipo: le modalità di discussione, la caratteristica sincrona del mezzo, fanno sì che le chat vengano viste come un “salotto amichevole” in cui poter scambiare quattro chiacchiere senza paure e senza freni.
Sono noti, infatti, moltissi casi di “esasperazione di comportamenti“ in cui, ad esempio, la tranquilla casalinga o il manager di successo assumono personalità e ruoli che, in ambito sociale, non avrebbero mai adottato perchè sarebbero stati censurati.
In chat, infatti, viene a mancare il cosiddetto feed-back: non vediamo se i messaggi che abbiamo digitato hanno offeso o rattristato qualcuno e gli altri non possono reagire fisicamente o passare alle maniere forti se siamo maleducati o arroganti. La comunicazione sincrona in un mondo virtuale offre una “situazione protetta“: si recita digitando parole e i messaggi scritti formano un’ interazione sociale vista come un gioco.
Da una ricerca del Censis21 risulta che gli internauti italiani (aprile 2003) siano 14 milioni, il 32% della popolazione adulta. In tre anni sono cresciuti del 49%, dato che nel 2000 erano ancora 9,4 milioni.
Si tratta senz’ altro di un dato decisamente incoraggiante per l’ Italia che, rispetto agli Stati Uniti e ad alcuni paesi europei, è ancora indietro.
Sebbene la strada dell’ informatizzazione sia ancora molto lunga, si può dire che Internet stia entrando nelle case degli italiani e diventando parte integrante della famiglia. Dalla ricerca, infatti, risulta che è a casa in maggior misura che gli italiani accedono ad Internet, piuttosto che da lavoro o in luoghi pubblici. Solo il 4,6% si collega esclusivamente dal luogo di lavoro o studio e il 9,4% lo fa sia da casa che dal luogo di lavoro contro il 17,3% che si collega sempre e solo da casa.
Il processo di alfabetizzazione informatica sta quindi seguendo un percorso “privato“ e non pubblico. È l’ introduzione delle tecnologie nelle case e l’ uso a scopi ludici o di interesse personale a guidare gli italiani su Internet.
Gli utenti della Rete italiana sono sono più uomini che donne, al di sotto dei 45 anni, con un più elevato titolo di studio e una occupazione professionale.
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