Internet, nata nel 1969 come progetto ad uso esclusivamente militare, ha da sempre rappresentato uno strumento capace di veicolare enormi quantità di informazioni senza limiti di spazio nè di tempo.
Con il passare degli anni e con l'evolversi della sua natura, la Rete è presto diventata un mezzo per socializzare e relazionarsi con il mondo esterno senza i problemi derivanti dalla lontananza o dalla differenza di orario.
I comuni processi comunicativi, prerogativa del mondo “reale”, possono essere trasposti nella “realtà virtuale” senza per questo perdere di significato.
Il tema principale del mio lavoro si basa sull'esame del complesso sistema socio-comunicativo che caratterizza le diverse e numerose comunità virtuali su Internet.
Dare vita ad un punto di incontro collettivo in Rete è, oggi, relativamente semplice; molti degli strumenti messi a disposizione dalla tecnolgia, infatti, sono potenzialmente adatti a favorire la nascita di una community.
Attraverso un approfondimento su tre specifici media – un blog, un forum ed una chat – verranno analizzati alcuni dei più importanti aspetti sociologici che caratterizzano un gruppo virtuale: di cosa si parla; quando avvengono le discussioni; i diversi comportamenti messi in atto dai partecipanti; i molteplici ruoli sociali che possono essere assunti nei contesti analizzati; le regole sociali scritte e non che vigono su Internet.
Dopo una prima e breve fase, in cui un boom economico ha permesso enormi guadagni per le aziende e l'erogazione di servizi gratuiti per gli utenti, la Rete ha visto ridimensionata la sua figura di “cornucopia telematica” e si propone, oggi, come una potente ed imprescindibile risorsa comunicativa.
Ma dietro ad ogni messaggio, ogni discussione, ogni scambio di informazioni, ci sono degli individui ed è questo che rende il tutto più interessante. Considerare la Rete solo come una serie di macchine connesse tra loro sarebbe riduttivo: Internet è anche – e in primo luogo – un insieme di persone che entrano in contatto attraverso i computer.
Si tratta di un dato importante che ci fa intendere le due, forse, basilari peculiarità di questo medium: essere contemporaneamente sia un mezzo di scambio dati e sia un luogo di interazione culturale e sociale.
Da questo punto di partenza alla formazione di web community il passo è breve.
Il concetto di “comunità” nell’accezione moderna del termine è stato introdotto nella riflessione sociologica da Ferdinand Tönnies, alla fine dell’800.
L’idea di fondo è che una collettività sia costituita da un gruppo di persone legate ed unite da solidarietà e riconoscimento reciproco, rapporti interpersonali, valori, azioni condivise.
Due fattori dominanti di questa analisi sarebbero, dunque, la prossimità spazio-temporale – cioè la condivisione di un territorio che renda possibile la conoscenza e le relazioni personali – e la comunicazione tra i membri.
Con la nascita e lo sviluppo di Internet, un punto d’incontro di questo tipo non deve più necessariamente avere una realtà fisica: può essere un luogo virtuale accessibile per via telematica. Su questa considerazione si è basata la nascita del concetto di comunità virtuale.
Seppur di natura completamente diversa, le comunità virtuali avrebbero molti aspetti in comune con i tradizionali gruppi di persone a cui siamo abituati: socializzazione, scambio di idee ed opinioni, ricerca di nuove amicizie ed amori, litigi, discussioni, sono tutti processi che – prima di tutto – nascono e si sviluppano nel mondo reale ma che trovano riscontro, con proprie regole, anche nelle collettività su Internet.
Una delle maggiori differenze tra le due entità, invece, riguarda il modo di socializzare che, in ambito virtuale, è basato esclusivamente sull'interazione comunicativa mediata da computer (computer mediated communication, in breve CMC), una comunicazione limitata in gran parte (almeno per ora) allo scambio di messaggi scritti.
Studi sperimentali hanno evidenziato come questa limitazione implichi delle distorsioni rispetto ai normali rapporti interpersonali basati sulla vicinanza fisica tra gli interlocutori ma c'è da ricordare che, per tentare di ovviare a questa mancanza, ci si può avvalere di un linguaggio esclusivo del mondo telematico. È possibile infatti, attraverso acronimi, segni ed immagini, supplire alla mancanza di messaggi non verbali come la mimica facciale, il tono della voce, la gestualità, la disposizione spaziale degli interlocutori.
È fuori da ogni dubbio, quindi, che il modo di comunicare su Internet sia ormai totalmente svincolato da ogni dipendenza con il linguaggio tradizionale. Anzi, capita sempre più spesso che il gergo della Rete vada a contaminare il vocabolario della lingua parlata o scritta. Uno di questi casi è testimoniato dalle Emoticons (detti anche smileys o faccine), ormai entrate di diritto tra gli elementi della “comunicazione visiva scritta“.
Il “gender swapping“ invece, termine inglese che significa “cambiamento di genere“ sessuale, rappresenta una peculiarità esclusiva della Rete.
La simulazione, comportamento diffusamente utilizzato nella comunicazione virtuale, permette di comprendere le problematiche inerenti a situazioni che normalmente non vengono vissute, offrendo, così, l’opportunità di imparare ad avere rapporti più rilassati e comprensivi con gli altri. Il “gioco della simulazione“ è un terreno relativamente facile da sperimentare (basta connettersi ad una chat) nel quale non si è costretti dalle solite inibizioni e dove fallire non è pericoloso; in questo modo si prende maggiore coscienza di cosa comporti essere del sesso opposto e di come il proprio sesso venga visto dall’esterno.
Nel cyberspazio, quindi, è possibile sperimentare quella che viene definita come moratoria psicosociale, ovvero la possibilità di mettere in atto comportamenti, al fine di sperimentare nuovi ed oscuri lati di sé, senza temere sanzioni o conseguenze fisiche.
Il fenomeno del “gender swapping“, visto sotto questa ottica, ha il merito di rendere più coscienti sul fatto che il genere sessuale, nella vita reale è, per lo più, una costruzione sociale.
Tra i media comunicativi messi a disposizione dalla Rete, i “Weblog” rappresentato senza dubbio una novità che, proprio in quest' ultimo periodo, sta attraversando uno sviluppo in costante crescita.
Weblog, da cui il neologismo “Blog”, è un termine inglese che proviene dalla contrazione delle parole “web” e “log”.
“Web” è lo spazio su Internet in cui trovano posto i documenti pubblicati mentre “log” – dal verbo to log – significa registrare, tenere traccia.
Ad una prima e superficiale analisi, quindi, questo strumento potrebbe essere inteso alla stregua di un diario cartaceo su cui annotare, in ordine cronologico, i fatti propri. Ma un blog va ben oltre la semplice dimensione del quaderno personale e non può essere considerato un semplice contenitore di avvenimenti ed eventi. O meglio: un blog non è solo questo bensì un medium comunicativo ad alta accessibilità che fornisce all’autore la possibilità di diventare un protagonista e far sentire la propria voce su larga scala.
La peculiarità più importante, a livello comunicativo, è proprio il fatto di essere uno strumento unidirezionale. In un forum o in una chat, mezzi bidirezionali, gli attori sono allo stesso tempo autori o interlocutori: chiunque può proporre discussioni oppure rispondere a temi proposti da altri. In un weblog, invece, è solo l’autore del sito stesso a decidere cosa pubblicare e, quindi, su quali argomenti far discutere o ragionare. I visitatori, oltre che meri lettori, possono eventualmente commentare i messaggi pubblicati.
Sebbene, proprio per la loro natura, si prestino a molteplici utilizzi e non richiedano argomenti prestabiliti da proporre, i blog – fondamentalmente – possono essere divisi in due grandi macrocategorie: i blog-informazione e i blog-quaderno. I blog-informazione possono essere considerati delle testate a tutti gli effetti. Sono degli strumenti di nuova generazione che si contrappongono ai mass media tradizionali (televisione, giornali, riviste) con tutti gli aspetti, soprattutto giuridici, che ne possono derivare.
Diverso, invece, il caso dei blog-quaderno che, al fine di diffondere i propri scritti, antepone la voglia di protagonismo dell’autore del blog stesso.
Per analizzare i forum come medium comunicativo, invece, è necessario passare per l'evoluzione dei Newsgroup. È bene ricordare, innanzitutto, che siamo di fronte a una modalità di comunicazione asincrona, ovvero i partecipanti non sono obbligati a trovarsi contemporaneamente nello stesso luogo (virtuale o meno) per poter comunicare.
I Newsgroup sono aree di discussione pubblica che ricordano, come meccanismo di funzionamento, le bacheche di un' università: offrire a tutti gli interessati uno spazio, in genere dedicato ad un argomento specifico, in cui scrivere messaggi per ricevere risposte e scambiare opinioni.
Una comunità sorta intorno ad un forum può essere rappresentata, sfruttando modelli reali di aggregazione, in diversi modi. C' è chi preferisce paragonarla ad una città, chi ad un locale in cui andare, chi ad una casa di amici in cui ritrovarsi.
Qualunque sia la realtà di paragone scelta è ovvio che, con il tempo e con il numero di utenti sempre crescente, ci saranno delle nette distinzioni all' interno del macrogruppo.
Queste classificazioni possono essere di due tipi: una in base ad una gerarchia di potere ed una in base al normale rapporto intercomunicativo con gli altri.
Prendendo in esame la prima classificazione si può considerare un forum come una grossa città. In questa analisi è facile osservare immediatamente almeno quattro tipi ruoli diversi.
a) L' amministratore come sindaco
b) I moderatori come forze dell' ordine
c) Gli utenti normali come cittadini
d) I visitatori come turisti
Se invece analizziamo i ruoli definiti dal comportamento degli utenti potremo trovare le stesse dinamiche riscontrabili nella vita reale. Ogni membro avrà una propria personalità che lo distinguerà all' interno del gruppo; in alcuni casi il comportamento virtuale rispecchierà quello reale del soggetto mentre in altri casi potrebbe esserci un' enorme differenza tra il tipo di atteggiamento nella vita quotidiana e quello adottato sul forum.
Come nel mondo reale, anche nelle comunità esistono delle leggi che disciplinano il normale svolgimento delle attività quotidiane; si tratta per lo più di norme con valenza limitata esclusivamente al luogo a cui appartengono i regolamenti e la loro compilazione è a totale discrezione degli amministratori.
In presenza di violazioni potrebbe essere necessario applicare delle sanzioni. Le ammende più comuni possono riguardare un richiamo pubblico, una sospensione temporanea dell' account, l' esclusione definitiva dal gruppo e, in casi più gravi, anche una denuncia formale all' autorità giudiziaria a cui si forniranno tutti i dati necessari per risalire all' indentità dell' utente.
I forum, quindi, sono luoghi virtuali privati ma aperti al pubblico dove i regolamenti e le relative punizioni possono essere stabilite in base alla libera scelta di chi amministra.
Ci si domanda, allora, se le comunità telematiche siano entità in cui vige la dittatura o in cui regna la democrazia?
La risposta non è così complessa come può sembrare. Basti ricordare che lo scopo di una community è quello di crescere attraverso la partecipazione degli utenti. Ciò sta a sottolineare l' importanza di una gestione che non sia troppo restrittiva verso i membri ma che non sia neanche potenzialmente dannosa per i gestori.
In poche parole i forum possono essere gestiti in diverse maniera, seguendo tutte le sfumature di carattere politico: dalla dittatura, all' oligarghia, alla democrazia.
Porre grosse restrizioni ai membri iscritti non renderà certo piacevole la frequentazione di quel luogo virtuale; viceversa essere troppo permissivi porterà inevitabilmente a problemi di carattere gestionale.
A differenza dei due strumenti analizzati in precedenza, una chat è un sistema di comunicazione sincronica multiutente, cioè un sistema che permette a una serie di persone di parlare tra loro in tempo reale e che richiede la presenza, in contemporanea, dei soggetti interessati. “Chattare“ non è altro che usare Internet per dialogare. Non ci sono particolari regole né prove da superare; per utilizzare questo strumento non c’ è bi sogno di nessuna conoscenza specifica.
La fase più difficile – sul piano psicologico – è l’ inizio, il trovarsi cioè catapultati in un mondo dove l’ interazione sociale si fonda su presupposti e modalità molto diversi da quelli che si usano dal vivo. In un certo senso si tratta di una piccola risocializzazione.
Nel mondo reale abbiamo molti modi di definire la nostra identità; in chat il modo migliore per cambiare identità è darsi un soprannome (nickname). Il nickname rivela qualcosa di sé ma consente anche un automascheramento: è facilmente possibile, come sappiamo, cambiare sesso.
La caratteristica fondamentale è che la comunicazione avviene con testi scritti; ciò influenza il contenuto del messaggio che tende, quindi, a essere più semplice anche se può lasciare spazio a diverse interpretazioni data la mancanza di un “tono“ imposto con la voce o con l’ espressione facciale. Questa maggiore semplicità e naturalezza del linguaggio, oltre alla possibilità dell' anonimato, può portare ad una maggiore sincerità.
Sebbene tutto questo possa avvenire anche in un forum, le chat sono più adatte a discorsi di questo tipo: le modalità di discussione, la caratteristica sincrona del mezzo, fanno sì che le chat vengano viste come un “salotto amichevole” in cui poter scambiare quattro chiacchiere senza paure e senza freni. In chat, infatti, viene a mancare il cosiddetto feed-back: non vediamo se i messaggi che abbiamo digitato hanno offeso o rattristato qualcuno e gli altri non possono reagire fisicamente se siamo maleducati o arroganti.
La comunicazione sincrona in un mondo virtuale offre una “situazione protetta“ e stimola l’ improvvisazione teatrale: si recita digitando parole e i messaggi scritti formano un’ interazione sociale vista come un gioco. La chat, quindi, è essenzialmente un mondo di relazioni interpersonali molto distante da quello a cui siamo abituati a pensare secondo la nostra esperienza “tradizionale“; la maggiore diversità è rappresentata dal fatto di non implicare e richiedere nessuna prossimità o contiguità geografica, nessuna specifica corporeità fisica: nient’ altro, insomma, che l’ intenzionalità o l’ investimento di un incontro o di una frequentazione.
Ma su un punto non c’ è davvero nessuna differenza sostanziale dall' universo reale: sull’ intensità, sulla gamma ampia ed estesa delle sensazioni, dei sentimenti che vi sono in gioco. La comunicazione via computer, dunque, non è né fredda né meccanica.
Per quel che riguarda la comunicazione, è indiscussa l' importanza del ruolo svolto dalle chat nella compilazione di un linguaggio creato ex novo per Internet. Le principali proprietà di questo gergo, che forse sarebbe più corretto definire un vero e proprio idioma, sono da imputare ad una caratteristica intrinseca della comunicazione telematica: la lentezza e il tempo richiesto per digitare un testo sulla tastiera, che diventa un grosso svantaggio nelle interazioni sincrone.
In particolare, l’ aspetto della lentezza propria delle comunicazione in chat, ha determinato la diffusione di fantasiosi acronimi che hanno popolato il cosìdetto linguaggio “TLA“ (Three Letter Acronym, cioè acronimi di tre lettere). Quasi per ogni lingua esiste un “TLA“ specifico.
Inoltre, come già detto, l’ impossibilità di sfruttare elementi della comunicazione aggiuntivi come sguardi, interiezioni del corpo, ha portato il popolo della Rete allo sviluppo di innovazioni comunicative. Un chiaro esempio è rappresentato dall’uso stravolto delle lettere maiuscole e minuscole: non sono più utilizzate per marcare i nomi propri o l’inizio di una nuova frase, ma per simulare il volume della voce.
Infine la constatazione secondo cui l’identità e i rapporti sociali nella comunità virtuali, e in special modo nelle chat, si stabiliscono attraverso il linguaggio, fa emergere come l’esistenza sociale online dipenda proprio dalle parole scritte. In rete, ancor più che nel mondo reale, chi non comunica non esiste. Alla luce di quanto detto, sembra ancora più rilevante la considerazione del linguaggio come “atto comunicativo”, in cui la comunicazione viene parificata all’agire. Una prova di ciò è rappresentata dal gia noto cybersex, in cui il linguaggio viene impiegato per instaurare relazioni emotive intense e per simulare contatti fisici.
In conclusione, al di là dei giudizi e dei timori di omologazione insiti nelle forme di linguaggio in rete, sembra opportuno valutarne anche gli aspetti positivi. Quante persone, dopo l’esperienza scolastica, affermano di non essere più abituate a scrivere? Una chat o, più in generale ogni mezzo telematico, serve anche a tenere in allenamento la capacità di scrittura.
Abbiamo visto come ogni comunità sia regolata da eventi, norme, metodiche ormai proprie del mondo virtuale. Dietro la vita di ogni rigogliosa community, inoltre, c’ è anche un mondo puramente concreto e reale: quello dei raduni.
Qualsiasi sia la comunità di partenza il metodo è sempre identico: ci si incontra in gruppi, di solito piuttosto numerosi, in un luogo prestabilito, con lo scopo di darsi “una faccia“ e “una voce“.
I raduni, in pratica, possono essere visti sotto una duplice ottica: da una parte quella comunitaria, in cui si afferma che servano a creare coesione all’ interno del gruppo; dall’ altra parte in un’ ottica prettamente ludica, che vede il raduno come un’ occasione per divertirsi.
Le conclusioni sul fenomeno delle web community, sostanzialmente giovane e in continua evoluzione, non possono che essere estemporanee e personali.
Senza dubbio i gruppi virtuali offrono un potente strumento per comunicare e lo fanno in maniera diversa dai gruppi tradizionali, quasi a porsi come un’ alternativa alla normale socializzazione. Ogni membro del gruppo, infatti, è padrone di poter tornare in ogni momento ad un livello individuale, staccandosi dalla massa, e avvertendo meno la paura del confronto.
Lo sviluppo della comunicazione virtuale è dunque facilitato dalla possibilità di sfruttare contemporaneamente le risorse del “collettivo“ e le sicurezze dell’ “individuale“, un fenomeno del tutto nuovo se si prende come esempio la sociologia classica.
Il risvolto della medaglia è dato dal fatto di non concepire Internet come un’ alternativa alla socializzazione ma come l’ unica realtà da vivere.
In questi casi si può avere una distorta visione della realtà ed Internet può diventare uno strumento nocivo che, anzichè essere utile per espandere e scoprire nuovi aspetti della propria personalità, aliena l’ uomo in uno stato di soggetto incapace poi di relazionarsi con il mondo reale.