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5.6 – I blog e la comunità

Un aspetto che spesso viene sottovalutato, almeno inizialmente, sta nel fatto che un blog può diventare un potente strumento per la costituzione e l’aggregazione di una comunità web.
Sebbene non sia lo scopo primario di questo medium, le comunità nate attorno ad un blog possono raggiungere un notevole livello di espansione ed importanza.
In via del tutto generale si può affermare che una community attorno ad un blog è formata da persone reali che si appassionano agli scritti dell’autore e visitano con determinata scadenza le pagine del sito.

L’ importanza di una community è determinante sotto diversi aspetti. Innanzitutto l’autore “avverte” in modo concreto il suo pubblico; capisce che effettivamente c’è qualcuno che lo “ascolta”.

Inoltre, con lo scambio di idee che può scaturire da un eventuale dibattito, si arricchisce notevolmente il bagaglio di notizie che il sito fornisce.
Da non sottovalutare, poi, l’importanza che possono offrire eventuali utenti con i propri commenti. Prendiamo, ad esempio, il caso di un blog di un appassionato di musica che ama parlare di gruppi anni ’80. In uno dei suoi post decide di scrivere alcune notizie sul suo cantante preferito. Attraverso l’interazione con gli utenti sarà possibile integrare l’articolo con nuove ed interessanti dettagli forniti proprio da qualche visitatore.
In questo modo viene creato un legame comunicativo tra autore e lettore da cui può nascere un interessante dibatitto sui temi più diversi. Il blog, quindi, diventa un mezzo non solo per “parlare al mondo” ma anche “ascoltare il mondo”.
Infine, ma non di minore importanza, il pubblico a cui diamo possibilità di parola, ci fornisce il metro migliore per poter valutare i nostri scritti. Una sorta di giuria in grado di apprezzare, o qualche volta bocciare, i nostri scritti.
Ma affinchè si dichiarino e possano interagire, i membri del gruppo hanno bisogno di poter comunicare tra loro e, in questo caso specifico, soprattutto con l’autore. Il mezzo più adatto ed immediato per creare un ponte tra le due parti viene offerto dai commenti.
I commenti sono uno strumento che viene offerto in tutti i servizi gratuiti; spetterà all’autore decidere se abilitarli o meno. Nella gran parte dei blog italiani (ma non solo) analizzati in Rete si può notare che vengano usati con efficacia.
Per la verità esistono anche dei siti che hanno deciso di non dare voce al pubblico ma, personalmente, ritengo che un blog senza commenti perda una parte della sua efficacia comunicativa e diventi un mezzo strettamente a senso unico.
L’ utilizzo dei commenti può avvenire in diversi modi. In alcuni casi potrà essere richiesta una registrazione per poter scrivere la proprio opinione. Verranno richiesti solo pochi dati generali come nome, un nick ed una email; più raramente sarà obbligatorio inserire anche dati più specifici come età, luogo di nascita, numero di telefono e via di residenza.
Se invece non è richiesta alcuna registrazione, basterà cliccare su un link e riempire un semplice modulo per poter vedere il proprio pensiero in risposta all’ articolo scelto.
I motivi che possono spingere un autore a richiedere la registrazione sono ovvi: identificare in modo più preciso il nostro pubblico, offrire alcuni vantaggi a chi si iscrive, scoraggiare eventuali utenti scorretti che sfruttano l’anonimato, sono tutti elementi che favoriscono la nascita e la gestione di una comunità.
Generalmente però, dato che la community non è il fine ultimo di un blog, si preferisce rendere il più agevole possibile l’ esprimere un’ opinione agli utenti.
Potrà anche capitare di ricevere qualche commento scorretto ma basterà utilizzare le funzionalità dell’ amministrazione per rimuoverlo.
Abbiamo già detto che la nascita di una comunità intorno ad un blog, nella maggior parte dei casi, non è pianificata preventivamente. Quali sono, allora, i passi che portano alla creazione di una community, anche se involontariamente?
Nel caso di questo medium, una comunità può svilupparsi secondo diverse modalità ma ci sono due elementi che non possono mancare affinchè il pubblico sia spinto a scrivere e a tornare per confrontarsi.

Il primo elemento, di vitale importanza, è rappresentato dal tipo di argomento del blog e dal modo in cui viene esposto. Non ci stiamo riferendo ad argomenti più interessanti rispetto ad altri – qualsiasi tema può raccogliere pubblico – ma sappiamo che una comunità è formata da un numero variabile di utenti che si ritrovano ciclicamente sulle pagine del sito. E per fare in modo che il pubblico ci torni a trovare più di una volta sarà necessario che i nostri post, di qualsiasi argomento trattino, incuriosiscano il lettore, lo appassionano, lo spingano a tornare, offrano a lui un qualche spunto di riflessione o commento.
Creando un neologismo, possiamo dire che dobbiamo “fidelizzare” gli utenti, creare un legame tra noi e loro.
Prendiamo il caso di un autore che decida di sfruttare il proprio blog per parlare di sè, una sorta di valvola di sfogo sebbene mediata dal fatto che comunque stiamo scrivendo in un luogo pubblico. Potrà raggiungere il suo scopo in almeno due modi diversi. Nel primo caso racconterà, in modo sterile e telegrafico, gli avvenimenti della giornata in ordine cronologico. Nel secondo caso parlerà di sè in modo più approfondito, del proprio carattere, di ciò che accade nella sua vita spiegando anche alcuni retroscena per favorire la comprensione del lettore.
Se analizziamo i due diversi stili ci accorgiamo dell’enorme differenza che potrà esserci per noi lettori che decidiamo di seguire il blog. Se decidiamo di raccontare in modo asettico le nostre giornate, a meno di essere persone che godono di una certa notorietà, sarà molto difficile creare una platea intorno ai nostri post.
Scrivere che alle 10.00 avevamo appuntamento con Davide, raccontare che a pranzo abbiamo mangiato un piatto di pasta, descrivere il taglio di capelli di Corinna potrà solamente soddisfare il bisogno di scrivere dell’ autore ma non invoglierà certo un eventuale lettore, totalmente all’ oscuro dell’ identità dei personaggi e di eventuali retroscena, a commentare gli articoli e, peggio ancora, a tornare sulle nostre pagine.
Se è vero che l’ autore di un blog ha una certa componente narcisita che lo spinge a scrivere per il proprio pubblico, è anche vero che il pubblico va stuzzicato, incuriosito, stimolato.
Come autori del nostro sito non dobbiamo mai perdere di vista il fatto, sempre se uno dei nostri scopi sia quello di essere letti, che il lettore deve essere interessato a tornare.
Gestire una comunità nata attorno ad un blog è relativamente semplice, soprattutto se paragonata alle comunità sviluppatesi intorno ad un forum o ad una chat.
Il fine ultimo di questi due strumenti, come ormai sappiamo, è quello di aggregare persone e permettere loro di relazionarsi. Un blog invece ha lo scopo di far conoscere l’autore e la community che, eventualmente, può nascere ha un’importanza secondaria.
I lettori si ritroveranno sulle stesse pagine prima di tutto per leggere e commentare ciò che ha scritto l’autore e solo successivamente entrano in gioco i fattori che determinano la nascita e lo sviluppo di una comunità.
Minori sono gli strumenti e i punti di contatto a disposizione degli utenti e minore sarà il lavoro dell’amministratore della comunità. Nei diversi gruppi infatti, solitamente, prevale un rapporto di parità tra utenti; ci saranno persone con cui si legherà maggiormente e, viceversa, nasceranno antipatie o incomprensioni a causa di discussioni di vario genere.
In un blog la situazione è profondamente diversa. Non prevale il rapporto utente/utente ma quello utente/autore. Ogni lettore tenderà ad esprimere la propria opinione, se decide di aggiungere un commento, in base a ciò che ha scritto l’autore. Solo successivamente, se ci si ritrova con le stesse persone a commentare lo stesso blog, potranno nascere rapporti più stretti con gli altri partecipanti.
In genere comunque, un blog non fornisce gli strumenti necessari per favorire l’avvicinamento tra i lettori. Ciò che sta al centro dell’attenzione sono i post dell’autore e non i lettori stessi. Raramente, in particolar modo se il blog è “poco impegnato”, nasceranno “flame” tra i lettori. In questi casi, soprattutto se facciamo riferimento ai servizi gratuiti, l’amministratore, che non è tenuto a svolgere anche la figura di moderatore, potrà semplicemente cancellare i commenti incriminati ed eventualmente, quando offerto, fare un controllo sul numero IP degli utenti per evitare che tornino a scrivere (controllo che sappiamo essere inutile in molti casi).

A questo punto è facile comprendere l’enorme differenza tra una comunità nata intorno ad un blog e quella che gira intorno ad una chat o ad un forum.
Negli ultimi due casi si tratta di un gruppo di persone che, entrando in relazione, si conosce, discute, un gruppo dove sono tutti attori e spettatori allo stesso tempo, lavorano per uno scopo comune.
Questi elementi mancano invece in una comunità sorta intorno ad un blog. Ma ciò non impedisce comunque che la comunità si costituisca.
Una community web, infatti, sappiamo essere formata da un numero di persone che, con una certa frequenza, si radunano intorno ad un luogo comune e condividono gli stessi interessi o hanno degli scopi comuni. In questo caso ciò che funge da fulcro è l’autore del blog o, meglio, i suoi post.
Diverse persone, pur avendo poca possibilità di conoscersi, si ritrovano nello stesso luogo accomunate dall’interesse per gli scritti. In questo senso l’autore ha un compito relativamente facile nella gestione del proprio sito. Oltre a non doversi preoccupare di animare le discussioni, se non con i propri post, non dovrà far altro che leggere ciò che scrivono i suoi utenti ed, eventualmente, rispondere.
La risposta dell’autore, ovviamente, è facoltativa ma personalmente credo che, se si vuole instaurare un buon rapporto con i propri lettori, sia d’obbligo entrare attivamente nella cerchia dei lettori e discutere con loro.
Sebbene, come abbiamo visto, sono relativamente pochi gli strumenti a disposizione dei lettori per entrare in contatto tra loro, ciò non impedisce alla comunità di passare dal virtuale al reale.
Uno dei passaggi fondamentali, infatti, di un gruppo web è quello di passare alla conocenza di persona. Arriva un momento in cui, a seguito di tanto tempo passato a discutere attraverso Internet, nasca la voglia in alcuni di dare un volto ed una voce ai propri compagni di discussione.
Nel caso di forum e chat, solitamente, gli incontri nascono spontaneamente da proposte degli utenti stessi che propongono un luogo e una data a tutti coloro che fanno parte della comunità. In altri casi, invece, è lo stesso amministratore del mezzo a proporre un raduno reale con i propri iscritti. Nel caso dei blog, invece, è molto raro trovare proposte spontanee da parte dei lettori verso altri lettori.
Questo per i motivi elencati prima: in un blog non è il rapporto utente/utente ad essere al centro dell’attenzione. Potrà accadere il caso di un raduno proposto da un lettore all’autore ma difficilmente la voglia di conoscere altri lettori supera quella di conoscere l’autore del blog. In questo caso è l’ autore ad essere il motore della comunità reale. Sarà lui a dover acconsentire o, addirittura organizzare, un raduno reale.