È fuori da ogni dubbio che il modo di comunicare su Internet sia ormai totalmente svincolato da ogni dipendenza con il linguaggio tradizionale.
Il lessico virtuale, seppur derivante – ovviamente – da quello del reale, gode oggi di piena autonomia, con proprie regole e codici. Anzi, capita sempre più spesso che il gergo della Rete vada a contaminare il vocabolario della lingua parlata o scritta.
Uno di questi casi è testimoniato dalle Emoticons (detti anche smileys o faccine), ormai entrate di diritto tra gli elementi della “comunicazione visiva scritta“. Vengono utilizzate come supporto per una migliore comprensione del messaggio e, sebbene la loro funzione non sia più confinata in Rete (biglietti, SMS, lettere), la loro storia nasce e si sviluppa su Internet.
Gli Emoticons sono segni grafici (ruotati a sinistra di 90 gradi) che rappresentano facce stilizzate utili per dare diversa tonalità alla comunicazione telematica tra persone (posta elettronica, forum, chat ecc.).
Stando ad una ricerca realizzata nel febbraio del 2002, la prima apparizione di un emoticon risalirebbe al 19 settembre del 1982, in un messaggio scritto in un BBS del Carnegie Mellon University da un “certo“ Scott E. Fahlman. A tal proposito egli scrive:
“By the early 1980’s, the Computer Science community at Carnegie Mellon was making heavy use of online bulletin boards or “bboards“. These were a precursor of today’s newsgroups, and they were an important social mechanism in the department – a place where faculty, staff, and students could discuss the weighty matters of the day on an equal footing. Many of the posts were serious: talk announcements, requests for information, and things like “I’ve just found a ring in the fifth-floor men’s room. Who does it belong to?“[…]
Given the nature of the community, a good many of the posts were humorous (or attempted humor). The problem was that if someone made a sarcastic remark, a few readers would fail to get the joke, and each of them would post a lengthy diatribe in response. That would stir up more people with more responses, and soon the original thread of the discussion was buried. In at least one case, a humorous remark was interpreted by someone as a serious safety warning.
This problem caused some of us to suggest (only half seriously) that maybe it would be a good idea to explicitly mark posts that were not to be taken seriously.“
In altre parole, Scott Fahlman ha rivoluzionato il modo attuale di comunicare online semplicemente cercando un mezzo giocoso di risolvere problemi di comunicazione tra persone, quando soggette alla mediazione di una tastiera. Spesso, infatti, in questo genere di scambi, esistono concrete difficoltà nell’ esprimere con efficacia uno stato d’ animo tra due o più persone.
Con questa invenzione si poteva, adesso, non solo dare un tono particolare ad una frase, evitando possibili fraintendimenti, ma anche esprimere concetti ampi con solo una faccina. Anzi, in molti casi una emoticons valeva più di mille parole.
C’ e’ comunque chi afferma che Scott non abbia in relatà inventato nulla, in quanto egli avrebbe di fatto reinterpretato e stilizzato quell’ immagine che a quel tempo (gli anni ’70 è ’80) era assai di moda: lo smiley di Harvey R. Ball.
Harvey aveva creato lo “smile“ (una palla gialla con disegnato due occhietti, ed una bocca sorridente) nel 1963, su commissione di due aziende del mondo delle assicurazioni, per risollevare il morale dei dipendenti dopo la loro fusione (che creò la Allamerica Life Insurance Company). Il suo lavoro fu pagato 45$.
È indubbio che oggi essi siano uno strumento valido ed utile per comunicare e relazionarsi online. L’ uso che ne viene fatto è estremamente ampio in tutte le parti del mondo.
Se si riesce a capire la rivoluzione attuata con questa semplice invenzione, si capisce anche il perchè ci sia stata un evoluzione di questo strumento in concomitanza con lo sviluppo di nuovi media, più potenti e performanti. Non più semplici segni grafici ma vere e proprie piccole immagini che rappresentano ogni singolo smilies tradizionale.
Sono nate, quindi, le faccine, che possono essere animate o meno e che hanno sostituito i semplici caratteri di tastiera ma non hanno perso il loro enorme messaggio intrinseco.
Per quanto riguarda le chatroom le emoticons svolgono un ruolo fondamentale. In un ambiente in cui la comunicazione avviene in modo frenetico, avere uno strumento che possa rafforzare o chiarire il tono di un messaggio è molto importante per evitare equivoci. In quasi tutte le chat moderne, infatti, è presente un archivio con le faccine grafiche più comuni. Ad ogni immagine è associata la classica combinazione di caratteri che, però, verrà trasformata automaticamente dopo l’ invio del messaggio.
Nel caso, invece, in cui lo strumento utilizzato non supporti le emoticons grafiche basterà ricorrere all’ utilizzo dei caratteri tradizionali; il linguaggio degli smilies, infatti, può ormai essere definito universale.