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3.5 – I regolamenti nei Forum: dittatura o democrazia?

Un forum è un luogo virtuale in cui è possibile applicare una legislazione non convenzionale. Questo non significa poter trasgredire la legge ma, oltre alle norme vigenti nel codice civile e penale, può avere valore anche un regolamento redatto dallo staff del sito. Si tratta di un documento interno, il cui campo d’ azione non va oltre i confini della singola comunità, in cui sono citati dei punti chiave che aiutano l’ utente a capire cosa è permesso e cosa è vietato in quel gruppo.
La compilazione di un regolamento personalizzato con valore vincolante, necessario per lo svolgimento delle normali attività quotidiane in una comunità, è a totale discrezione dell’ amministratore o dello staff del forum. In alcuni casi ci si potrà trovare difronte ad un atto in contrasto con il codice legislativo canonico o che limiti, apparentemente, la libertà d’ azione dei membri; nella maggior parte delle situazioni, invece, si avrà uno strumento in più per capire quale sia l’ obiettivo e lo spirito che anima quel gruppo.
Solitamente, per quanto riguarda i siti italiani, tutti i regolamenti analizzati hanno in comune una prima parte che fa riferimento alle leggi generali vigenti nel nostro paese e al concetto di pudore e buon gusto.
Ecco un esempio di regolamenti presi da tre comunità diverse:

1) “Il forum di HTML.it è un punto di incontro e confronto democratico su temi legati al Web publishing. Lo scopo del forum è di creare una comunità di utenti disposti alla discussione. Il forum non è soggetto ad alcuna censura preventiva, anche se tecnicamente sarebbe possibile censurare alcuni termini. Sono ritenuti messaggi offensivi e quindi messi al bando dal forum:
incitamento all’ odio razziale;
apologia di fascismo e nazismo;
espressioni offensive indirizzate a iscritti o terze persone;
Sono da ritenere assolutamente estranee al forum le discussioni inerenti:
pornografia;
link a siti pornografici;
link ad archivi di crack;
pianificazioni di attività illegali;
invio di mail non richieste;
pirateria informatica;
attività delittuose secondo l’ ordinamento giuridico italiano;”

2) “Il forum di discussione di Hardware Upgrade è nato nel mese di Luglio 1999 come centro di aggregazione, scambio e crescita tra i lettori di Hardware Upgrade.
Non è consentito :
a) Insulti personali e/o liti tra utenti.
b) offese alle istituzioni o alla religione di qualunque fede. A prescindere dall’ ampia facoltà e diritto di discutere di tali argomenti, devono essere evitati commenti in chiave sarcastica, sacrilega e/o denigratoria.
Sono inoltre vietati il razzismo ed ogni apologia dell’ inferiorità o superiorità di una razza rispetto alle altre.
c) atteggiamenti e/o posizioni di contestazione palesemente ostili nei confronti degli amministratori, moderatori e degli altri utenti del forum e incitamento al mancato rispetto delle presenti regole, a scopo di destabilizzazione della normale e serena partecipazione attiva al forum
d) aprire thread e/o post i cui toni siano provocatori o polemici, in quanto sicura causa di liti e/o polemiche personali tra utenti
e) pubblicare e/o richiedere codici seriali di software commerciali – Link a siti warez e contenenti materiale che violi le leggi sul copyright e sul diritto d’ autore – Filmati e link ritenuti osceni e offensivi, anche sessualmente, della sensibilità dei singoli. Detto materiale verrà immediatamente rimosso a giudizio insindacabile dei moderatori
f) trattare argomenti non idonei allo spirito del forum, cioè contrari al buon gusto ed al pudore, o comunque in grado di offendere la sensibilità di altri utenti”

3) “L’ utente concorda di non usare il Servizio per:
(a) violare o sollecitare qualsiasi tipo di violazione alle leggi Italiane o Internazionali;
(b) infrangere i diritti di terze parti, inclusi ma non limitati ad ogni proprietà intellettuale, privata o pubblica
(c) inserire messaggi, spedire email, o comunque trasmettere ogni Contenuto che
(1)sia fuorilegge, minaccevole, abusivo, diffamatorio, osceno, o che invada la privacy di altri utenti o di altre persone;
(2) sia in ogni modo legato ad attività illecite, a gruppi di tipo eversivo o in ogni modo legato ad attività terroristiche o ad associazioni a delinquere;
(3) consista di istruzioni o di informazioni su qualsiasi tipo di attività illegale di tipo informatico, incluse ma non limitate ad hacking, cracking, phreaking, e non;
(4) violi od infranga in ogni modo diritti o copyright, inclusi, senza limitazioni, software protetto da copyright, audio, fotografie, testi, video ed immagini;
(5) contenga Virus, Worm, Trojan o qualsiasi altro software, codice, files o programmi studiati per interrompere, distruggere o limitare la funzionalità di qualsiasi software o hardware o apparato di telecomunicazioni;
(6) consista di materiale pornografico, o di tipo osceno che violi le leggi nazionali od internazionali;
(7) contenga informazioni private di persone come indirizzi, numeri telefonici, o numeri di carte di credito;
contenga materiale che l’ utente non ha diritto di pubblicare o divulgare a causa
di obblighi contrattuali o legali.“

Questo tipo di divieti sono solamente un tipo di arma sfruttata dagli amministratori per arginare possibili problemi all’ interno della comunità.
Un’ altra clausola ricorrente riguarda le decisioni dello staff sulle possibili sanzioni. Proprio per ribadire la natura di “spazio privato aperto al pubblico” e salvaguardare l’ operato di moderatori e amministratori, è possibile trovare, praticamente in ogni regolamento, un punto in cui si dichiarano inappellabili le decisioni prese dallo staff:
“L’ operato dei moderatori è insindacabile e può essere giudicato solo dall’ Amministratore del forum.
È comunque permesso chiedere spiegazioni, non utilizzando però lo spazio pubblico del forum. Eventuali contestazioni vanno effettuate via e-mail o comunque in forma privata. Verrà immediatamente chiuso ogni thread avente come oggetto argomenti di contestazione in chiave polemica. Chi dovesse insistere in simile atteggiamento, verrà immediatamente allontanato dal forum secondo l’ insindacabile giudizio dei moderatori.”

Anche in questo caso può sembrare di trovarsi davanti ad una limitazione della libertà di parola dei membri iscritti ma dietro questa clausola, spesso dura e rigida, c’ è l’ intenzione – da parte dell’ amministratore – di preservare un clima di tranquillità all’ interno del gruppo. È risaputo, infatti, che una polemica aperta in pubblico, con la partecipazione di più persone che in molti casi non conoscono i fatti, porterebbe inevitabilmente a incompresioni e litigi.

Altro punto importante, per un regolamento, è lo scaricamento di responsabilità. Un forum, infatti, è come una vetrina in cui un amministratore ospita i messaggi dei propri ospiti. Virtualmente si ha un pubblico infinito di lettori e, nei casi in cui qualche utente violi le leggi italiane, è necessario mettere in chiaro che il forum, in cui sono contenuti i thread, non è direttamente responsabile per i contenuti illeciti:
“Iscrivendosi al forum di accettano esplicitamente le regole del forum e si solleva HTML.it srl ed i suoi amministratori da ogni responsabilità per pregiudizio arrecato a terze parti, che si ritenessero danneggiate o lese per il contenuto dei messaggi all’ interno del forum.”

Sebbene tutte queste clausole possano sembrare ovvie ai più, è necessario inserirle nel regolamento per evitare problemi in casi di contenzioso. Omettendo uno o più punti, infatti, l’ amministrazione potrebbe essere oggetto di reclami, seppur potenzialmente infondati, da parte di terzi.

Quanto alla giurisprudenza, la posizione del legislatore – seppur ancora non del tutto chiara – è resa nota in due Direttive Europee: la 2000/31/CE16 del Parlamento europeo e del Consiglio dell’8 giugno 2000 e la 2001/29/CE17 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 maggio 2001.
Il provider o fornitore di servizi viene, di fatto, trasformato in un giudice-poliziotto, che per evitare di essere chiamato a rispondere in prima persona del comportamento illecito degli utenti, sarà costretto ad esercitare censure, filtraggi e controlli più o meno palesi su quanto accade nei propri server. E questo quando ormai, almeno in Italia, sembrava un dato acquisito (anche dalla giurisprudenza) che l’unica responsabilità ipotizzabile a carico del provider fosse quella fondata sul concorso nell’illecito (per “concorso“ si intende la partecipazione attiva nella commissione di un reato).
Ma lo schema delle responsabilità definito dalle norme in questione è ambiguo e lascia molto spazio nei confronti dei fornitori di servizi. In pratica non si dovrebbe (il condizionale è d’ obbligo) commettere un illecito se ci si limita al cosiddetto “mero trasporto“ dei dati. Ma la prestazione di servizi Internet ha sempre un ruolo attivo nella gestione e nello smistamento delle comunicazioni in transito.
Nelle leggi indicate, infatti, viene sancita la regola generale (art. 15, direttiva 31/2000/CE) in base alla quale il provider o il fornitore di servizi non è ritenuto civilmente responsabile per il contenuto delle informazioni immesse on line dal proprio cliente ma, nella legge successiva, si prevede che il provider stesso debba solidalmente rispondere con il proprio cliente dei danni da quest’ultimo cagionati ai terzi, qualora:
a) non abbia agito tempestivamente per «arginare» i suddetti pregiudizi, pur essendo stato reso edotto (anche da parte del presunto offeso) della illiceità delle informazioni presenti (suo tramite) on line;
b) il provider fosse da ritenersi comunque consapevole di fatti, o circostanze, che rendevano manifesta la suddetta illiceità.
In questo caso c’ è il non banale problema di definire precisamente cosa significhi “non abbia agito tempestivamente per «arginare» i suddetti pregiudizi”. Basta una semplice mail anonima perché il provider sia obbligato a rimuovere un contenuto, o una telefonata, o un articolo di giornale? Oppure cos’ altro?
E poi, ancora, con quale potere il provider o l’ amministratore decide se un cliente sta commettendo un atto illecito o diffondendo informazioni illecite?
È vero che in alcuni casi può essere rendersi conto che certe azioni possono essere contrarie alla legge ma questo non fa venir meno il fatto che la norma trasforma il provider in una sorta di mostro, mezzo inquirente e mezzo giudicante, per di più senza nemmeno una toga o una divisa che gli fornisca un titolo istituzionale per svolgere questo lavoro.

Ad ogni modo, sebbene la Comunità Europea abbia dato disposizioni molto restrittive in campo di responsabilità, i casi di violazione della legge vanno valutati caso per caso grazie anche alla fattiva collaborazione che dovrebbe esserci da parte di tutti i fornitori di servizi.
A seguito di queste norme generali, presenti nella maggior parte delle community italiane, ogni regolamento può contenere regole specifiche che possono variare enormemente da comunità a comunità in base alle scelte dei singoli amministratori. È questa, forse, la parte più delicata in cui si decide concretamente il raggio d’ azione degli utenti all’ interno del forum dato che ogni amministratore è libero di imporre le regole che desidera.
Ad esempio non è raro trovare un divieto assoluto per quegli argomenti, ritenuti “caldi”, che spesso e volentieri potrebbero creare accese liti nel gruppo. Un caso ricorrente è l’ abolizione dei messaggi che trattino di politica. Sebbene questa restrizione possa sembrare, ad un’ analisi poco attenta, una violazione della libertà di parola, ogni amministratore è libero di inserire questa clausola nel regolamento che regola la propria community.
Ecco un modello di codice interno che vieta i temi politici:
“Le discussioni il cui tema sia la politica italiana attuale sono vietate; è vietato aprire discussioni aventi queste tematiche, che verranno immediatamente chiuse. L’ utente che ha aperto una discussione politica o che interviene in altra discussione con tematiche politiche verrà immediatamente bannato dal forum. Il divieto alle tematiche politiche è esteso anche a qualsiasi riferimento a personaggi politici italiani, diretto o indiretto. È comunque consentito discutere di temi storico-politici (anche riguardanti l’ Italia e personaggi italiani) e di politica estera.”

Può sembrare strano ma argomenti come la politica sono spesso vietati in diverse comunità. Se ci si domanda il perchè la risposta è sostanzialmente semplice. Abbiamo detto che, spesse volte, il comportamento tenuto stando dietro ad un monitor può essere ben diverso da quello tenuto nel mondo reale, quando il nostro interlocutore è davanti ai nostri occhi. Su Internet non c’ è contatto fisico nè visivo e, specialmente in una grossa comunità, non è raro trovare persone che si lascino andare facilmente ad insulti o volgarità, coperte come sono dall’ anonimato della Rete. In questi casi alcuni temi “caldi” come la politica, il sesso o addirittura il calcio possono creare “flame” che coinvolgano anche diverse decine di utenti. Queste discussioni, proprio per la loro propensione a creare possibili tensioni, necessitano di un costante controllo da parte dei moderatori e degli amministratori che, però, non sempre hanno la voglia o il tempo di seguire pagine e pagine di interventi. Ecco perchè, visto che non si viola nessuna legge ufficiale, è più facile vietare alcuni temi piuttosto che seguirne lo sviluppo.
Altri esempi possono riguardare il tema principe della community. Su un sito che tratta esclusivamente della vita degli anni ’70 ( http://www.pagine70.com/ ) l’ amministratore ha deciso quanto segue:
“Non sono gradite discussioni di chiara matrice politica o quelle di argomenti che non riguardano strettamente tematiche anni 70. Il mancato rispetto di una di queste semplici regole di base può comportare la cancellazione del messaggio, la chiusura del Topic, e, nel più grave dei casi, dello stesso account senza alcun preavviso. “

Come è facile intuire si tratta di una norma decisamente restrittiva ma che di fatto, all’ interno di un regolamento interno che gestisce una comunità, non viola alcuna legge; una volta iscritti si accettano implicitamente tutti i punti analizzati.
Ma allora, se ogni regolamento può essere redatto in base alla libera scelta di chi amministra, i forum sono luoghi virtuali in cui vige la dittatura o in cui regna la democrazia? La risposta non è così complessa come può sembrare.
Basti ricordare che, se è vero che gli amministratori gestiscono uno spazio privato aperto al pubblico – e questo giustifica la possibilità di stabilire proprie regole interne – è anche vero che lo scopo di una community è quello di crescere attraverso la partecipazione degli utenti. Ciò significa che, se si vuole raggiungere un obiettivo concreto, sarà necessario presentare un regolamento che non sia troppo restrittivo verso i membri ma che non sia neanche potenzialmente dannoso per i gestori.
In poche parole i forum possono essere gestiti in diverse maniera, seguendo tutte le sfumature di carattere politico: dalla dittatura, all’ oligarghia, alla democrazia. Ma sarà proprio il tipo di “governo” adottato che potrà fare, o meno, la fortuna di una comunità. Porre grosse restrizioni ai membri iscritti non renderà certo piacevole la frequentazione di quel luogo virtuale; viceversa essere troppo permissivi porterà inevitabilmente a problemi di carattere gestionale.
Un buon tipo di governo potrebbe essere una “monarchia illuminata” come buon compromesso tra libertà e rispetto di alcune regole.