Come abbiamo visto, una delle particolarità della Rete – rispetto ai tradizionali strumenti di comunicazione – è la capacità di favorire l’ interazione fra gli utenti indipendentemente dal luogo e dal tempo. Ciò può avvenire con diverse modalità.
Quali sono, quindi, le tipologie di interazione comunicativa consentite sulla Rete?
In generale ne possiamo individuare due:
1)forme di interazione in cui i soggetti comunicano “in differita”, con un apprezzabile scarto temporale che separa l’ invio di un messaggio, la sua ricezione e l’ eventuale risposta.
Definiamo questa modalità “comunicazione asincrona”;
2)forme di interazione in cui lo scambio informativo avviene in “tempo reale”, senza l’ intercorrere di pause significative fra un messaggio e la sua ricezione.
Definiamo questa modalità “comunicazione sincrona”.
Alla base del grande boom che ha portato la Rete ad essere un medium comunicativo senza rivali c’ è sicuramente la posta elettronica, un medium asincrono.
Concettualmente, un messaggio di posta elettronica non è troppo diverso da una normale lettera inviata attraverso i canali postali tradizionali. Ma la velocità di trasferimento dell’ informazione, la semplicità della preparazione e dell’ invio del messaggio – abbattendo la laboriosa preparazione che accompagna in genere la stesura di una lettera – rendono tuttavia la posta elettronica una sorta di ibrido fra la telefonata e la lettera tradizionale.
D’ altro canto, come vedremo in dettaglio nel seguito, molte possibilità offerte dalla posta elettronica sono sconosciute alla posta tradizionale. Così, ad esempio, l’ interazione resa possibile da una lista di distribuzione postale su Internet, attraverso cui mantenere in contatto un gruppo di persone che condividono un interesse comune e il desiderio di discuterne insieme nella forma neo-epistolare appena descritta, costituisce sicuramente un fenomeno nuovo e interessante.
Condizione indispensabile per lo scambio di un messaggio attraverso la posta elettronica è che mittente e destinatario siano “raggiungibili“ entrambi su Internet, dispongano cioè di un proprio “indirizzo“ (e-mail address).
L’ indirizzo è di norma assegnato dal fornitore di connettività e corrisponde a una sorta di casella postale che è in genere ospitata dal sistema informatico utilizzato per connettersi ad Internet: in sostanza, uno spazio sul suo disco rigido, nel quale i messaggi vengono depositati automaticamente.
Questo significa, fra l’ altro, che il proprio computer non deve essere sempre acceso e perennemente collegato in attesa dei messaggi che ci potrebbero arrivare; è il computer del fornitore di connettività che si assume questo incarico e conserva la corrispondenza fin quando viene scaricata.
Anche nei casi sempre più frequenti in cui si disponga di un collegamento permanente alla Rete (come accade ad esempio con i collegamenti ADSL), è di norma più semplice lasciare che sia il provider a occuparsi di installare e configurare un mail server e cioè il programma-ufficio postale che si occupa dello smistamento della posta.
Sul computer personale, invece, basterà utilizzare un semplice mail client, una sorta di programma-postino, attraverso il quale ricevere e inviare i messaggi. Sarà proprio il mail-client che, oltre a permetterci di scrivere e inviare i messaggi, controllerà nella casella postale (sul server del provider) se c’ è posta.
In sostanza, il computer di un provider funziona come una segReteria telefonica, ricevendo per i clienti i messaggi che arrivano.
L’ elemento basilare della posta elettronica è l’ indirizzo email. La forma generale di un indirizzo di posta elettronica è la seguente:
nomeutente@nomecomputer
La parte di indirizzo alla sinistra del simbolo @ (detto “chiocciola” o, con riferimento al suo significato all’ interno di un indirizzo Internet, “at” ) identifica l’ utente in maniera univoca all’ interno del sistema informatico che ospita la relativa casella di posta elettronica. Di norma si tratterà del sistema informatico del provider che fornisce all’ utente l’ accesso a Internet.
Il nome utente potrà essere il proprio cognome (o nome e cognome), un codice, o un nomignolo qualsiasi. L’ importante è che non ci siano due utilizzatori di quel sistema con lo stesso identificativo.
La parte di indirizzo a destra del simbolo @ identifica invece in maniera univoca, all’ interno dell’ intera Rete Internet, il particolare sistema informatico presso il quale la casella postale dell’ utente è ospitata e corrisponde all’ indirizzo simbolico dell’ host.
Come è facile comprendere, la procedura appena descritta di “costruzione” di un indirizzo di posta elettronica garantisce che esso identifichi univocamente l’ utente all’ interno dell’ intera Rete Internet.
In ogni caso sarà proprio l’ indirizzo completo, quello che comprende sia la parte precedente sia quella successiva alla chiocciola, che dovrà essere comunicato ai corrispondenti per essere contattati.
Prima di analizzare le caratteristiche comunicative di questo medium è bene accennare anche ad un altro strumento comunicativo direttamente derivato dalla semplice email: le mailing list.
Finora, infatti, abbiamo considerato i semplici messaggi da persona a persona. Ma di norma tutti i mail client permettono anche di inviare, in maniera assai semplice, gli equivalenti informatici delle “lettere circolari” : messaggi, cioè, con lo stesso testo e con più di un destinatario.
In genere ciò avviene inserendo nel campo del destinatario, anziché un singolo indirizzo, un elenco di indirizzi separati da virgola. Non serve invece replicare più volte il corpo del messaggio: sarà il sistema di gestione della posta elettronica che si preoccuperà di farlo.
Naturalmente le circolari andranno usate con parsimonia: è bene evitare di affollare le mailbox di conoscenti e colleghi con messaggi collettivi inutili, non richiesti, e talvolta intrusivi e fastidiosi (del resto, è proprio questo il meccanismo alla base dello “spam” di cui parleremo dopo).
Un passo ulteriore avviene con le cosiddette “liste di distribuzione postale” o, più semplicemente, mailing-list, che permettono lo scambio di comunicazioni all’ interno di un gruppo di persone.
L’ idea è semplice quanto efficace: mettere in contatto, in modo veloce e senza difficoltà, persone che abbiano in comune un interesse o un hobby. Il tutto viene concretizzato con la semplice iscrizione ad una lista esclusivamente dedicata ad un singolo argomento.
Come suggerisce il nome, una mailing list non è altro che un elenco di indirizzi di posta elettronica. Un elenco ospitato da un nodo della Rete e al quale chiunque è interessato a iscriversi alla lista può aggiungere automaticamente il proprio nome.
Proprio come una persona, una lista dispone di un indirizzo di posta elettronica, al quale vanno inviati i messaggi che vogliamo siano distribuiti agli iscritti. In sostanza, si tratta di una sorta di servizio gratuito di fotocopie e spedizione. Ogni messaggio spedito alla lista da uno qualunque degli iscritti viene automaticamente “rimbalzato” a tutti gli altri.
A occuparsi di tutte le operazioni connesse alla gestione di una lista – dall’ aggiornamento dell’ elenco degli iscritti all’ inoltro automatico dei messaggi – è un programma denominato listserver, che risiede sullo stesso computer che ospita la lista. Il listserver ha anch’ esso un proprio indirizzo di posta elettronica (diverso da quello del mittente della lista), al quale è possibile scrivere messaggi per iscriversi a una delle liste da esso gestita – o per cancellare l’ iscrizione. Questi messaggi – costituiti da normale testo – devono tuttavia avere una forma standard (comunicata solitamente in calce ad ogni messaggio della lista).
L’ elenco delle liste esistenti è sterminato e cresce al ritmo di numerose liste al giorno. Ci sono liste sul qualsia argomento: liste culinarie, liste sportive, liste su diversi hobby, liste scientifiche, liste economiche, liste politiche. Vi sono anche liste pubbliche e liste riservate (ad esempio, liste destinate a tenere in contatto fra loro i dipendenti di un’ azienda, magari sparsi per il mondo); liste che si affidano interamente e unicamente alla posta elettronica, e liste – sempre più numerose – collegate a siti Web che permettono non solo di gestire iscrizioni e cancellazioni ma anche di utilizzare una serie di strumenti aggiuntivi (condivisione di file, di immagini, di basi di dati; costruzione cooperativa di pagine di link; conservazione, consultazione e ricerca degli archivi di messaggi arretrati, e così via).
Alcune liste sono moderate, possiedono cioè un moderatore umano che decide quali messaggi far “rimbalzare” dal listserver a tutti gli iscritti, e altre no. Un moderatore è spesso necessario nel caso di liste con tematiche controverse – ad esempio politiche – per evitare che la lista sia soffocata da messaggi polemici, o addirittura (succede) pieni di insulti.
Fra le migliaia di liste disponibili su Internet, alcune sono a “forte traffico” (potete aspettarvi di ricevere anche diverse decine di messaggi al giorno), altre sono tranquille (uno o due messaggi la settimana). Si tratta veramente di un mare di informazione, che si aggiunge a quelle già reperibili sui motori di ricerca.
La posta elettronica – e gli strumenti derivati – ha avuto, fin da subito, un enorme successo. Se ci si chiede il perchè basterà analizzare il significato mediatico di questo mezzo.
Innanzitutto gioca un ruolo importante la semplicità d’ uso. Una volta appreso il funzionamento di un mail client basterà conoscere l’ indirizzo del destinatario per poter comunicare, indipendentemente dalla distanza che ci separa, senza costi aggiuntivi e, soprattutto, senza lunghi tempi di attesa. Virtualmente, comunicare tramite email significa comunicare in tempo reale.
Per comprendere ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, la duttilità di questo strumento basti pensare ad una persona che voglia avere notizie di un parente lontano.
Una telefonata, superate le eventuali difficoltà di collegamento, potrebbe avere un alto costo anche per pochi minuti; una lettera tradizionale potrebbe impiegare diverso tempo prima di giungere a destinazione. L’ email supera brillantemente questi ostacoli: al solo costo di una chiamata urbana, senza attese e con la certezza quasi matematica che il contenuto della lettera non andrà smarrito, potremo entrare in contatto con chi desideriamo.
Un altro punto di forza che ha trasformato la posta elettronica in un potente mezzo di comunicazione sta nel fatto che non esistono delle rigide regole da applicare nella stesura di una email e basterà seguire alcune regole di correttezza e cortesia, che dovrebbero essere familiari a chiunque, per non avere problemi.
Va tenuto presente, inoltre, che non sempre il testo scritto permette di cogliere e valutare elementi quali l’ eventuale valore ironico di una frase. Non a caso, gli utenti della Rete hanno sviluppato nel tempo alcuni meccanismi per supplire alla difficoltà di comunicare reazioni emotive. Ad esempio, il tono scherzoso di un’ osservazione viene spesso segnalato esplicitamente attraverso uno “smile” – cioè una faccina sorridente ruotata di 90 gradi e realizzata usando i due punti e la parentesi chiusa, così :).
Un altro fattore da considerare è che accenni polemici o disaccordi anche lievi, che passerebbero del tutto inosservati in una corrispondenza personale, diventano assai più delicati – e possono suscitare reazioni assai più violente – una volta contenuti in messaggi pubblici. In questi casi, si rischia di iniziare uno scambio di messaggi in cui i vari interlocutori, diventati ormai contendenti, “rilanciano“ con attacchi sempre più pesanti, portando avanti vere e proprie battaglie epistolari.
Vanno evitati, quindi, i messaggi polemici e gli insulti (i cosiddetti “flame“) rivolti agli altri, cecando di esercitare il massimo di tolleranza e di spirito conciliante verso le eventuali critiche.
Il rovescio della medaglia è rappresentato dall’ enorme popolarità del mezzo che ne fa un ottimo bersaglio per chi vuole danneggiare gli utenti. I due principali mali della posta elettronica si chiamano “virus” e “spam”.
Per quanto riguarda la prima malattia, una delle più diffuse preoccupazioni è quella di poter ricevere attraverso le email un qualche insidioso virus informatico, in grado di distruggere tutti i dati conservati sul nostro disco rigido.
Un virus è un programma, spesso annidato all’ interno di un programma “portatore“ dall’ apparenza innocua, che una volta lanciato esegue azioni più o meno dannose: si va dalla comparsa di scritte sullo schermo al danneggiamento di file fino alla cancellazione di dati che renderebbero inutilizzabile il computer. Un virus, comunque, può danneggiare solo informazioni presenti sul disco rigido o su floppy e non le componenti fisiche del pc.
Anche se gli istituti di ricerca hanno catalogato alcuni virus per Macintosh e Linux, il problema riguarda soprattutto il mondo Windows e, in riferimento ai mail client, Outlook Express è sicuramente il più beragliato.
Non questa la sede adatta per affrontare il problema del perchè Outlook sia il software più colpito. C’ è da dire, però, che il programma di casa Gates, soprattutto in riferimento alle vecchie versioni, offriva bassi livelli di sicurezza che ne facevano un prodotto facilmente attaccabile.
Unendo questo fattore all’ antipatia che diverse persone nutrono – alcuni per ragioni fondate, molti semplicemente per “sentito dire” – verso il monopolio di Microsoft, si capisce il motivo per cui Outlook sia così poco amato.
Essendo un programma, un virus non può mai essere trasmesso attraverso un puro messaggio “testuale“ di posta elettronica. Un messaggio testuale è dunque sempre sicuro.
Il vero rischio è invece dato dai file che possono essere collegati al messaggio, i cosiddetti attachment, e dai messaggi in HTML.
Per difendersi dal primo tipo di virus basta in genere un po’ di attenzione: non lanciare mai senza precauzioni programmi eseguibili collegati a messaggi provenienti da persone che non si conoscono e guardate, con un qualche sospetto, anche i messaggi che sembrino provenire da conoscenti, ma che abbiano un’ apparenza strana.
Alcuni virus, infatti, “rubano” gli indirizzi contenuti nel programma di gestione della posta elettronica presente sul computer infetto e li usano per “spedire” proprie repliche ai corrispondenti dell’ ignaro proprietario, che si troverà così nello scomodo ruolo dell’ untore involontario e inconsapevole.
In aumento, invece, sono i virus “nascosti” in una e-mail che faccia uso di codice HTML. Ad aggravare il problema è il fatto che in questi casi spesso basta l’ anteprima automatica del messaggio, offerta da molti programmi di gestione della posta elettronica, per avviare il virus.
Come proteggersi in questi casi?
In generale la migliore difesa contro ogni tipo di virus, proveniente o no da Internet, è installare sul proprio computer un buon antivirus e tenerlo aggiornato.
Il secondo grosso male della posta elettronica è invece rappresentato dai messaggi pubblicitari che possono intasare una casella virtuale, esaltando le virtù di questo o quel prodotto miracoloso, pubblicizzando siti pornografici sempre e singolarmente gratuiti, casinò e lotterie on-line dalle vincite stratosferiche, o ancora proponendo vantaggiosi affari sul filo della legalità con personaggi altolocati di un qualche paese africano.
Pur non provocando danni materiali ai dati del pc, rappresentano un fastidio di cui tener conto, soprattutto se ci si accorge che un metodo universalmente efficace non esiste.
Tecnicamente questi messaggi vengono definiti “spam”, termine derivato da una famosissima “gag” dei Monty Python basata sul nome di una nota marca americana di carne in gelatina dalle assai dubbie virtù gastronomiche, distribuita massicciamente con una campagna pubblicitaria faraonica.
Il primo interrogativo che un utente si pone davanti a un messaggio di spam è in genere capire come qualcuno sia entrato in possesso dell’ indirizzo email. Ebbene, esistono decine di strade diverse che possono aver portato il recapito nelle mani degli “spammers” .
Potrebbe essere bastato, ad esempio, aggiungerlo in un messaggio inviato in un forum web (esistono programmi in grado di “catturare’ ”automaticamente indirizzi e-mail all’ interno di una pagina o di un sito web); oppure averlo affidato ad un’ azienda con pochi scrupoli o con una cattiva politica di privacy; o aver risposto ad un questionario in Rete che aveva in realtà lo scopo di raccogliere un elenco di utenti. Può darsi, infine, che sia bastata la richiesta di cancellazione da un indirizzario.
Ebbene, molto spesso la risposta di rescissione da un afantomatica “mailing list” non solo non servirà a interrompere la spedizione di mail pubblicitarie, ma fornirà una preziosa conferma che l’ indirizzo e-mail è ancora attivo. In questa situazione, si può certo raccomandare una certa attenzione nel diffondere all’ esterno il proprio indirizzo di posta elettronica, ma si deve anche avere la consapevolezza che – a meno di non voler diventare assolutamente paranoici – è probabile che prima o poi qualunque utente “normale” della Rete sia destinato a diventare bersaglio degli spammer.
Come difendersi, allora? Un primo rimedio consiste nell’ uso dei filtri presenti in tutti i migliori programmi di gestione della posta elettronica. Si dovranno individuare le parole e le espressioni più comuni presenti nei messaggi di spam per istruire il programma a cestinare automaticamente i messaggi che le contengono.
Spesso, però, questo rimedio non basta. Se i messaggi di spam ricevuti sono davvero tanti occorrerà ricorrere a un apposito programma-filtro.
I programmi antispam ricorrono in genere a una combinazione di criteri diversi: liste “bianche” di mittenti autorizzati; liste “nere” di mittenti considerati spammer abituali, espressioni ricorrenti nei messaggi di spam, e studio “statistico” del contenuto dei messaggi.
Un altro fattore da tener presente è che anche il provider potrebbe e dovrebbe fare qualcosa contro lo spam: esistono infatti programmi antispam da applicare direttamente ai server della posta, in grado di bloccare un buon 50% dei messaggi indesiderati.
Infine, il consiglio più ovvio: non comprare mai prodotti o servizi pubblicizzati attraverso messaggi di spam, e guardare con sana diffidenza chi propaganda i propri prodotti o le proprie idee in questo modo incivile.
Un paio di anni fa, l’ ex-rettore di una importante università italiana, che puntava alla riconferma nella carica, ha avuto la poco brillante idea di inviare a tutti i propri potenziali elettori un messaggio di posta elettronica per propagandare la propria candidatura. Oltre a bloccare per due giorni il sistema di posta interna dell’ università, questa valanga di messaggi non richiesti ha probabilmente contribuito a far sì che l’ interessato non venisse riconfermato. La discussione e l’ informazione sono strumenti preziosi per diffondere le proprie idee ma la propaganda indiscriminata attraverso messaggi non richiesti dimostra solo una scarsa comprensione dei meccanismi di funzionamento della Rete, o (cosa più grave) uno scarso rispetto verso il prossimo.
Personalmente ritengo che, nei prossimi anni, lo spam potrebbe diventare un problema realmente grave tanto da causare seri danni agli utenti e alle aziende. Una mancanza di regole efficaci, unite all’ impossibilità molte volte di risalire al mittente, ha portato la posta elettronica ad essere lo strumento adatto per veicolare lo spam.
Un altro importante strumento comunicativo asincrono è rappresentato dai newsgroup.
I Newsgroup sono aree di discussione pubblica che ricordano, come meccanismo di funzionamento, le bacheche di una università. L’idea di base è stata sperimentata per anni dai sistemi telematici amatoriali, le cosiddette BBS (Bulletin Board System): offrire a tutti gli interessati uno spazio, in genere dedicato ad un argomento specifico, in cui scrivere messaggi. A differenza dei messaggi postali, quelli inviati a una conferenza non hanno un vero e proprio destinatario: sono semplicemente “affissi“ su una bacheca virtuale. Chi passa di lì, ed è interessato all’argomento, può leggerli, commentarli, rispondere.
Naturalmente il tutto avviene in maniera elettronica: per consultare una bacheca dobbiamo conoscere il suo nome e fornirlo ad un programma capace di muoversi per noi, andando a recuperare, in Rete, la lista dei messaggi che vi sono contenuti.
Partendo da questa lista è possibile leggere i messaggi che ci interessano e naturalmente potremo, in ogni momento, inserirne di nostri.
Per motivi storici (questo tipo di scambio di informazione si è sviluppato inizialmente in una sottoRete di Internet denominata Usenix Network) i newsgroup sono spesso chiamati gruppi Usenet, o conferenze Usenet.
Usenet è una Rete indipendente che utilizza un proprio insieme di protocolli. In altri termini Usenet è una Rete parallela, le cui porte d’ingresso (gateway) sono garantite dai nostri provider. E’ dunque possibile accedere ai newsgroup tramite il classico collegamento Internet ed un software adatto, in dotazione con i browser più diffusi: Netscape e Microsoft Internet Explorer. Esiste un’altra soluzione per consultare i newsgroup, ancora più intuitiva e semplice: siti Web che fungono da interfaccia tra Usenet e Web. In altri termini è possibile utilizzare i newsgroup attraverso siti web che periodicamente pubblicano in forma di ipertesto, i messaggi provenienti dalla Rete Usenet.
Gli argomenti discussi all’interno dei newsgroup sono i più disparati: dal tiro con l’arco ai film di Woody Allen, dalla birra agli acquari, e i newsgroup esistenti sono migliaia.
Per non perire sotto il peso di questo sviluppo, i newsgroup sono stati divisi per aree tematiche prima e geografiche poi. Si è quindi assistito alla nascita di migliaia di gruppi su tematiche specifiche: dal sesso alla medicina, dal cinema all’informatica, dalla finanza al collezionismo. La diffusione di Internet al di fuori degli Stati Uniti ha reso necessario un’ulteriore divisione dei newsgroup in base alla lingua adottata. Si è così giunti alla attuale gerarchia dei newsgroup, che vede i gruppi italiani contrassegnati dal suffisso .it, quelli tedeschi da .de, quelli giapponesi da .jp, etc.
Il nome di un newsgroup è, appunto, organizzato in maniera gerarchica: è composto da più pezzi separati l’uno dall’altro da un punto. La prima sezione del nome è la più generale e indica la lingua utilizzata, la seconda la categoria alla quale appartiene il gruppo, la terza è un po’ più specifica e individua una sottocategoria. Questo meccanismo prosegue fino all’ultima sezione del nome. Ecco un esempio che chiarirà meglio il concetto: it.professionisti.webmaster.
Un chiaro esempio di strumento comunicativo sincrono è offerto dai sistemi cosìdetti di istant messaging. Data l’ enorme diffusione e il grande successo ottenuto meriterebbero un capitolo a parte, qui ci limiteremo ad una breve analisi.
Questi strumenti mutuano dalle comuni chat a cui siamo abituati molte caratteristiche tecniche e funzionali ma vi aggiungono un aspetto nuovo: la possibilità di informare automaticamente gli utenti della “presenza“ in Rete dei loro corrispondenti.
Inoltre i vari software di instant messaging possono essere corredati da numerose altre funzionalità come lo scambio di file, la condivisione di risorse o la capacità di avviare automaticamente sessioni di videoconferenza.
In pratica è come aprire un canale privato e diretto con gli interlocutori scelti personalmente.
Al momento esistono varie tecnologie concorrenti in questo settore, in genere caratterizzati dall’ adozione di soluzioni proprietarie e chiuse verso l’ esterno.
Due, Aol Instant Messenger e ICQ sono di proprietà del grande provider americano AOL. Un terzo, PowWow, è ancora in mano alla Tribal Voice (http://www.tribal.com), la piccola azienda che lo ha sviluppato. Ma dall’ estate del ’99 sono scesi in questa arena anche Yahoo (con il suo Yahoo! Messenger) e Microsoft (MSN Messenger) e ne è derivata subito una guerra con l’ attuale leader AOL.
Le funzionalità di questi programmi, pur nelle rispettive specificità, sono abbastanza simili e basterà analizzare un singolo software per capire le potenzialità di questo strumento comunicativo.
ICQ, probabilmente il mezzo più diffuso, è stato sviluppato da una software house piccola e innovativa, la Mirabilis ( http://www.mirabilis.com ) che nel 1998 è stata acquisita da AOL.
Esso si basa su un server centrale al quale si collegano i singoli client, distribuiti gratuitamente e installabili direttamente sul pc degli utenti.
Si tratta di un programma che funziona in background e che, nel momento in cui il pc si collega ad Internet, informa il server centrale della presenza on-line.
Per fare questo, alla prima utilizzazione ICQ assegna a ciascun utente un numero personale univoco (UIN) che diventa il suo identificativo in Rete.
In tal modo il server dispone in ogni momento di un quadro preciso di quali fra gli utenti di ICQ sono on-line e di qual è il loro indirizzo IP, di qual è cioè la strada per raggiungerli. Ciascun utente, a sua volta, può segnalare ad ICQ quali siano i suoi corrispondenti abituali: previa loro autorizzazione, il programma sarà in grado di indicargli in ogni momento chi fra loro è on-line e chi non lo è.
Se la persona con cui si desidera colloquiare è on-line, è possibile contattarla e avviare con lei una sessione chat in tempo reale: ICQ si occupa automaticamente di trasmettere la richiesta e – se è accettata – di gestire il chat, al quale possono partecipare anche più persone, attraverso comode finestre affiancate.
In sostanza, ICQ serve a tenere in contatto gli amici o i colleghi “di Rete”. Quando capita di essere collegati insieme, è possibile accorgersene, “chattare” senza difficoltà e compiere una serie di operazioni ulteriori come lo scambio di file. È anche possibile inviare ai corrispondenti – anche quando non sono collegati – dei messaggi assai simili a quelli di posta elettronica. Inoltre la disponibilità di uno strumento di questo tipo semplifica enormemente l’ uso di programmi di telefonia e videotelefonia in Rete.
Naturalmente, qualcuno potrebbe trovare poco desiderabile il fatto che i suoi amici o conoscenti possano accorgersi in ogni momento se sia collegato a Internet o meno, e possano inviargli una richiesta di chat.
Per garantire la privacy, tuttavia, ICQ permette di impostare vari livelli di visibilità che possono essere selezionati mediante il pulsante in basso nella finestra del programma: si va dall’ opzione “Offline/Disconnect” (l’ utente appare ai tutti i suoi corrispondenti come “scollegato” sebbene sia in effetti on-line) a quella “Do not disturb” (l’ utente appare come collegato ma non disponibile ad inteagire) a quella “Occupied” (l’ utente può ricevere solo richieste urgenti) e così via. E naturalmente è sempre possibile chiudere del tutto il programma, in modo che neanche il server della Mirabilis sappia se siamo o no in Rete.
Cosa abbia determinato la fortuna di questo strumento è presto detto.
Il primo vantaggio delle chat tradizionali è determinato dal fatto di poter avviare una comunicazione in tempo reale tra due o più utenti. Il rovescio della medaglia è che, solitamente, ci si trova con diverse persone nella stessa stanza alcune delle quali ci sono sconosciute. Ciò si traduce in una evidente difficoltà nel mantenere rapporti “riservati” con le persone che ci interessano. Questo ostacolo è brillantemente superato dai software di instant messaging che offrono l’ opportunità di costruire un personale canale comunicativo solamente con le persone desiderate.
Se non si vogliono utilizzare le chat tradizionali per puro svago, i vantaggi sono evidenti:
1)non sarà più necessario entrare in una chat pubblica a dover cercare qualcuno in particolare
2)sarà possibile interagire solamente con le persone desiderate
3)la privacy sarà quasi totale dato che nessun altro potrà leggere e “ascoltare” la nostra conversazione
4)se si trascorre diverso tempo on-line, questi strumenti saranno particolarmente utili per essere rintracciati senza i costi aggiuntivi tipici di una telefonata al cellulare
5)la possibilità di scambiare non solo testo scritto ma anche file multimediali rendono i sistemi di istant messaging un potente e versatile strumento di comunicazione
6)la semplicità d’ uso e la gratuità del prodotto ne fanno un mezzo largamente utilizzabile da chiunque
Nel campo della comunicazione sincrona abbiamo, infine, i programmi per audio/video conferenze.
Fin dalla “commercializzazione” di Internet – cioè fin dalla sua diffusione di massa – i produttori di software hanno tentato di rendere il pc un mezzo in grado di veicolare, con qualità sempre crescente, contenuti multimediali.
Oggi il miglioramento degli algoritmi di compressione e l’ ottimizzazione delle tecniche di distribuzione dei dati multimediali hanno portato a realizzare prodotti efficienti – come quelli utilizzati per lo streaming audio e video – e standard in grado di garantire un ottimo rapporto fra occupazione di memoria (e dunque quantità di dati binari da veicolare tramite la Rete) e qualità del segnale.
Col progresso di queste tecnologie sono migliorati sensibilmente strumenti (per altro già esistenti da alcuni anni) come i software dedicati alla telefonia e alla video conferenza in Rete.
In parallelo alla diminuzione della mole di dati da veicolare tramite la Rete, concorrono a migliorare la qualità dei servizi audiovisivi Internet l’ aumento della banda passante delle linee e l’ aumento della velocità dei modem (la diffusione su larga scala dell’ ADSL e della fibra ottica su tutti).
I vantaggi apportati dall’ uso dei software di audio e video conferenza sono, evidentemente, soprattutto economici. Su Internet infatti, a parte i possibili rallentamenti nel passaggio dei dati da un nodo all’ altro della Rete, non vi è alcuna differenza economica tra l’ inviare informazione audiovisiva a pochi metri o all’ altro capo del mondo. Con gli strumenti a disposizione in questa era tecnologica è possibile sfruttare il pc come un normale telefono ma anche trasmettere le immagini riprese da una webcam.
Allo stato attuale, la telefonia via Internet viene utilizzata da una fascia di utenti relativamente ristretta, data anche la non completa gratuità del servizio.
In futuro la sfida della telefonia digitale al mercato telefonico tradizionale si farà probabilmente sentire e tenderà a provocare sensibili riduzioni nelle tariffe telefoniche internazionali.
Una previsione che si basa anche sul notevole interesse che alcune fra le maggiori compagnie telefoniche mondiali stanno manifestando per questa tecnologia, da un lato temibile concorrente, dall’ altro finestra sul mondo delle comunicazioni vocali a distanza.
Per adesso la telefonia sulla Rete si divide in due tipologie.
La prima è una “telefonia ibrida“: mediante particolari software è possibile comunicare “a voce“ tra due pc con l’ ausilio di un semplice microfono.
La seconda realtà è data dalla “telefonia tradizionale“ che permette, sfruttando alcuni programmi e le linee Internet, di effettuare chiamate da un pc ad un normale apparecchio telefonico.
Sebbene questa tecnologia sia ancora da perfezionare è fuori da ogni dubbio che, in un prossimo futuro, ci sarà l’ opportunità di abbattere i costi telefonici soprattutto sulle lunghe distanze.
Le video conferenze, invece, hanno come fine la trasmissione non solo di suoni ma anche di immagini.
Per effettuare una video conferenza via Internet è necessario avere una webcam. Il funzionamento delle video conferenze è, di base, simile agli instant messaging.
Si può contattare direttamente l’ interlocutore scelto e, successivamente, è possibile comunicare voce, suoni e immagini attraverso la Rete.
Esistono già diversi software gratuiti in circolazione e alcuni di questi appaiono, oltre che divertenti, estremamente comodi e produttivi in ambienti lavorativi.
La possibilità di utilizzare questi programmi in piccole o medie Intranet aziendali può permettere, ad esempio, di attivare un efficiente servizio di Help Desk, mettendo a disposizione la competenza di un gruppo ristretto di esperti a tutti i colleghi che hanno meno dimestichezza con il computer. Se invece ci si sposta su Internet basterà avere una buona connessione per ottenere dei risultati qualitativi sorprendenti.
La fortuna di questa tecnologia è, ancora una volta, da ricercarsi nella facilità d’ uso e nell’ abbattimento dei costi. Inoltre basterà aggiungere che, ancora oggi, non c’ è nessun altro strumento comunicativo in grado di mettere in contatto visivo due persone a distanza in modo così semplice: basti pensare alla possibilità di riuscire ad avere notizie di un parente lontano o all’ opportunità di concludere una importante riunione d’ affari con persone situate dall’ altra parte del mondo.
In clonclusione, ma è solo una citazione per il momento, non si possono non ricordare i due strumenti più famosi che per primi hanno trasformato Internet in un medium di comunicazione globale accessibile a tutti: le chat e i forum.
A differenza di tutte le tecnologie analizzate fino ad adesso, i due mezzi citati hanno la caratteristica di essere “aggreganti“, di riunire nello stesso luogo virtuale più persone contemporaneamente dando vita a vere e proprie comunità virtuali con tutti i meccanismi e i processi sociologici delle comunità tradizionali. Ultimamente, a queste due colonne portanti della comunicazione on-line, si è affiancato un altro strumento che sicuramente ha avuto il pregio di dare larga eco alla voce di tutti: i blog.
Internet è questo: comunicazione a tutti i livelli. Comunicazione bilaterale, ma anche unilaterale; comunicazione vocale ma anche visiva; comunicazione in tempo reale ma anche asincrona. Internet è comunicazione sociale.