Addì 16 luglio 2004
2.1 – Le comunità virtuali
Il concetto di “comunità” nell’ accezione moderna del termine è stato introdotto nella riflessione sociologica da Ferdinand Tönnies, alla fine dell’ 800, in un libro intitolato “Gemeinschaft und Gesellschaft“5.
Il sociologo tedesco intendeva descrivere con i due termini, rispettivamente, la comunità tradizionale premoderna e la formazione sociale moderna e industriale, analizzando la trasformazione in corso dall’ una all’ altra.
Da allora la fortuna di questo termine è stata notevole e la sua estensione semantica si è progressivamente dilatata, fino a comprendere collettività sociali di natura assai diversa: dal circolo bocciofilo di quartiere alla comunità internazionale.
L’ idea di fondo è che una comunità sia costituita da un gruppo di persone legate ed unite da solidarietà e riconoscimento reciproco, rapporti interpersonali, valori, interessi a lungo termine, azioni condivise.
I due fattori che favoriscono l’ emergere di una comunità sarebbero dunque la prossimità spazio-temporale – la condivisione di un territorio che renda possibile la conoscenza e le relazioni personali – e la comunicazione tra i membri (non a caso i due termini “comunità” e “comunicazione” hanno radice comune).
Tuttavia l’ elemento della co-territorialità e della conseguente interazione fisica non è sempre indispensabile affinché si diano processi di costituzione di una comunità.
Ad esempio, si parla spesso della comunità scientifica internazionale: persone che hanno in comune scopi, metodi di ricerca e un patrimonio culturale e cognitivo relativamente uniforme e che comunicano prevalentemente attraverso pubblicazioni scientifiche; gli incontri fisici (meeting e convegni) sono solo occasionali, anche se contribuiscono in maniera forse determinante nel fornire al singolo il senso di appartenenza alla comunità.
Le possibilità di socializzare, condividere problemi, aspettative, emozioni, nel caso di simili “comunità a distanza” sono tuttavia abbastanza rare: nell’ immaginario comune termini come “comunità scientifica internazionale” sono più che altro astrazioni.
Quello che manca a questo tipo di comunità non è la possibilità di comunicare in genere ma la possibilità di farlo in maniera continua e naturale: manca un luogo, o un insieme di luoghi, che sia condivisibile e universalmente riconosciuto dai membri della comunità come sito conventuale.
Ma un punto d’ incontro di questo tipo non deve necessariamente avere una realtà fisica: può essere un luogo virtuale accessibile per via telematica. Su questa considerazione si è basata la nascita del concetto di comunità virtuale, la cui fortuna si deve al famoso libro di Howard Rheingold “The Virtual Community”6.
Secondo il giornalista americano “le comunità virtuali sono aggregazioni sociali che emergono [...] quando un certo numero di persone porta avanti delle discussioni pubbliche sufficientemente a lungo, con un certo livello di emozioni umane, tanto da formare dei reticoli di relazioni sociali personali nel ciberspazio”.
In effetti su Internet, quotidianamente, milioni di persone provenienti da ogni parte del pianeta si incontrano nei newsgroup, nei canali IRC, nelle chat delle grandi Web communities o in quelle di piccoli siti; discutono di problemi sia personali sia di lavoro, fanno quattro chiacchiere, o semplicemente giocano insieme.
Queste persone stabiliscono una relazione comunicativa molto stretta, orientata da interessi comuni e valori condivisi, e in alcuni casi arrivano a conoscersi a fondo, con un forte coinvolgimento emotivo e affettivo (sono ormai noti numerosi casi di relazioni di coppia nate da frequentazioni virtuali); e ciò avviene, nella maggior parte dei casi, senza che si siano mai incontrate di persona. Questi fenomeni di socializzazione on-line sono stati oggetto di una mole ormai sterminata di studi.

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