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1.3 – Il Boom italiano


Figlie di questa eccessiva fiducia nella New Economy sono anche le storie finanziarie di Tiscali e Fineco.
La prima si quota nell’ ottobre del ’99, all’ apice dell’ entusiasmo borsistico della new economy. Fa il botto: Renato Soru, che detiene il 70 per cento del capitale, si ritrova presto in tasca 1400 miliardi che nei mesi successivi arriveranno a 20 mila.
La compagnia arriva a capitalizzarne sino a 35.000, quasi quanti la Fiat, eguagliata a quota 40 mila miliardi invece da Bipop, una banca che 4 anni prima ne valeva 600. Il suo lievito portentoso si chiama Fineco, la società controllata che aveva lanciato con gran fanfara un conto online al 5% (oggi scesi a 4,75) di interessi e tutta una serie di strumenti per il trading telematico.
Eppure quasi nessuno se la sentiva di spezzare l’ incantesimo.
Anche Francesco Micheli, che ha creato e.Biscom per portare la fibra ottica in Italia, non vuole parlare di vero e proprio fallimento.
La sua società esordisce al Nuovo mercato nel marzo 2000 e fa il pieno, mettendo in cassa 3100 miliardi di liquidità, per iniziare quasi dall’ indomani una discesa che non accenna a fermarsi. Dai massimi di allora ha perso oltre l’ 80 per cento ma il General Manager non si sconforta: “La nostra è una società con struttura di bilancio uguale a quelle della Old economy ed ha tutti i mezzi finanziari per sviluppare i propri progetti – spiega Micheli -. La tragedia vera cui stiamo assistendo riguarda invece quelle aziende cui mancava un progetto industriale degno di questo nome. Tanti si sono buttati, accodati alla moda, e per giunta si sono indebitati da morire“.
Resta il fatto che i soldi entrati nei forzieri di e.Biscom sono usciti, per un periodo che è impossibile oggi calcolare, dalle tasche dei piccoli investitori che le hanno creduto.
Ma non tutti, nella fase eccitata, erano riusciti a cogliere l’ attimo, a spiccare il volo. Nella lunga lista delle aspiranti matricole che non sono riuscite a fare il loro debutto al Nuovo Mercato figura il nome di Kataweb, l’ Internet company del Gruppo l’ Espresso.
Nel bel mezzo di un’ espansione all’ americana a novembre ’99 arrivò il primo annuncio di una possibile quotazione.
La valutazione ufficiosa fu allora di 8000 miliardi, una cifra altissima ma sostanzialmente confermata dall’ entrata nel capitale da parte di Unicredit che, prendendone il 5 per cento, la valutò 6000 miliardi che diventeranno 4000 nel novembre 2000 per ridursi a 850-900 tra Natale e febbraio 2001.
C’ è da chiedersi, a questo punto, com’ era stata possibile una valutazione così sproporzionata di tutte queste società.
Erano le valutazioni correnti di quel momento, figlie legittime di un mercato che, non conoscendo assolutamente le proprie ed effettive potenzialità, tendeva a seguire l’ ondata di euforia generale sperando che la corsa all’ oro non avesse mai fine.
Oggi la situazione è ben diversa. La bolla miracolosa si è sgonfiata, i numeri strastosferici del boom sono spariti per lasciare spazio a valori tendenti al ribasso ma, almeno, la situazione è ora più stabile.
Un numero enorme di siti, servizi e società ha chiuso i battenti: alcuni per fallimento, altri per l’ impossibilità di portare avanti la propria missione a causa dei costi non più coperti da sponsor e pubblicità. Anche gli utenti finali, quelli che non avevano investito direttamente nella New Economy, ne pagano le conseguenze.
L’ era “del tutto gratis su Internet” – su cui tanti avevano puntato – non esiste più da un pezzo ma rimane la Rete come nuovo mezzo per offrire servizi – alternativi o tradizionali – a pagamento.
Oggi possono sopravvivere solamente i gruppi più forti, con una solida base alle spalle. I servizi offerti non sono più gratuiti ma, come nel mondo reale, c’ è uno scambio alla pari: l’ utente paga per avere un prodotto o un servizio.
Rispetto al mondo della Old Economy c’ è la sostanziale differenza che la New Economy porta con sè due valori aggiunti: l’ abbattimento dei limiti spazio-temporali e la comodità di poter agire direttamente da casa. Comprare un libro, amministrare il proprio conto bancario, ottenere dei moduli statali può, oggi, essere fatto a qualsiasi ora e in qualsiasi luogo che abbia un accesso ad Internet.
Sebbene, inizialmente, sia stato difficile accettare questo cambiamento di rotta, dato che la Rete era stata ritenuta una cornucopia da cui attingere gratuitamente, questa è la nuova e stabile strada intrapresa dalle aziende della New Economy.

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